Castelluccio, la mania dei selfie e i danni alla fioritura: i contadini chiedono rispetto

Sempre più i visitatori che calpestano i campi coltivati a lenticchia, mandando in fumo il lavoro di mesi. L’appello: “Abbiamo bisogno dei turisti, ma tutelino la Piana”

I vandali sopra le piante di lenticchia durante la fioritura

Quando un giornalista chiese a Monet l’importanza dei fiori lui rispose: “Io devo forse ai fiori l’essere diventato pittore”. Una delle meraviglie dell’Umbria, che l’ha fatta diventare grande e in qualche modo invidiata in tutto il mondo, non è né una città né tanto meno un edificio, ma bensì un luogo che nel mese di giugno si dipinge di mille sfumature di colore. La piana di Castelluccio con la sua fioritura è una delle terre più visitate della regione, in Europa senza dubbio l’unica per la sua conformazione e vastità. Ma come in ogni favola che si rispetti dietro l’angolo ecco sbucare l'imprevisto prima del lieto fine. Quasi diecimila visitatori soltanto domenica 8 luglio, intenti ad ammirare uno degli spettacoli più incredibili degli ultimi dieci anni, hanno popolato la piana di Castelluccio. Purtroppo, però, il rosso dei papaveri, il blu dei fiordalisi, il bianco della lenticchia sono stati presi letteralmente d’assalto dal popolo social. La voglia del classico selfie all’interno dei campi, i pic-nic tra i fiori, addirittura uno spettacolo di lap-dance e auto e moto parcheggiate all’interno e sopra le colture hanno letteralmente fatto infuriare i castellucciani. “Prima il problema era principalmente solo nel weekend, ma da qualche settimana – dichiara Alessandra Pusceddu, portavoce dei contadini di Castelluccio –, da quando la fioritura è esplosa in tutti i suoi colori, sono triplicate le problematiche per noi agricoltori. Ben vengano i turisti - prosegue - noi senza il turismo saremmo già morti da tempo, però chiediamo rispetto per quei campi che non sono soltanto belli e colorati ma che rappresentano la nostra fatica quotidiana, i nostri sforzi invernali. E purtroppo, vedere orde di persone che entrano senza nessun pudore soltanto per scattarsi un selfie da postare sui social network, è un qualcosa di assolutamente indecente. Ci rendiamo conto che moltissimi turisti – continua Alessandra Pusceddu – non vedendo cartelli vicino ai campi pensano di trovarsi solo di fronte ad un ‘grande giardino’ e nel momento in cui gli si fa presente che in realtà stanno camminando sopra un campo seminato subito escono. Ma la percentuale più grande è rappresentata da coloro che pur sapendo che si tratta  di colture si sentono liberi di fare qualsiasi cosa. La situazione - denuncia - è diventata inaccettabile. Non possiamo ogni giorno correre dietro a coloro che non avendo rispetto, e tante volte vogliono anche aver ragione, distruggono le piante di lenticchia solo per il vezzo di farsi una foto. Anche perché una sola piantina fa nascere, al massimo, un paio di semi, quindi è facile intuire il danno arrecato. Noi castellucciani dobbiamo lottare per una casa che purtroppo non abbiamo più, per un lavoro che non è certo, dato che parliamo di agricoltura, e se le nostre fatiche si dileguano nel giro di poche settimane, perché qui parliamo di campi letteralmente devastati, il nostro futuro è veramente appeso ad un filo. Amiamo Castelluccio e la Piana, e lo dimostra il fatto che proprio l’anno scorso, per una sorta di protesta contro lo Stato per l’abbandono di questo luogo, si era pensato di non far nascere nessun fiore per lanciare un messaggio, ma presi dall’amore per questo meraviglioso paradiso decidemmo come ogni anno di coltivare e usare solo elementi naturali che potessero far nascere questo spettacolo della natura. Purtroppo l’avvento dei social-network – conclude Alessandra Pusceddu – ha reso questa mania dilagante, per questo chiediamo semplicemente il rispetto del lavoro fatto da decine di famiglie per mesi e mesi. Venite a Castelluccio - è l’appello di Alessandra - ascoltate il silenzio di questo luogo e cercate di rispettarlo al massimo, come lui rispetta voi”.  

Campi rovinati a causa dei turisti

 

Alessio Vissani

di Alessio Vissani

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