Covid-19, in Umbria casi in lenta discesa ma occupazione posti letto al 42%

Nell’ultima settimana la saturazione delle aree mediche ha raggiunto percentuali importanti: terapie intensive ferme al 2%. Nei primi tre mesi già 17mila reinfezioni

I ricoveri in area medica per Covid-19 in Umbria

Dopo l’impennata delle scorse settimane a causa della diffusione di Omicron 2, la curva in Umbria è in lenta discesa, seppur più incisiva rispetto a quella osservata a livello nazionale. A certificarlo sono i dati del Nucleo epidemiologico regionale che parlano di un’incidenza settimanale mobile per 100mila abitanti pari 1.134 casi. Allo stesso tempo scende anche l’RDt sulle diagnosi, toccando quota 0,82, inferiore al valore italiano di 0,97. Tra i numeri snocciolati da palazzo Donini, anche quelli riferiti al contagio nei distretti sanitari umbri. Eccezion fatta per Terni e Valnerina, rispettivamente con 926 e 825 casi per 100mila abitanti, in tutti gli altri si supera la soglia dei mille. Maglia nera la Media Valle del Tevere con un’incidenza settimanale per 100mila abitanti pari a 1.505. A Foligno il valore tocca quota 1.197 e nel Perugino 1.353, mentre la media regionale si attesta a 1.194. L’incidenza poi si conferma più alta nelle fasce di età 11-13 e 6-10 anni (in entrambi i casi superiore a 1.900 casi), lì dove la copertura vaccinale non risulta abbondante. Stando al Nucleo epidemiologico, da una parte cala poi il numero di tamponi settimanali e dall’altra la percentuale di positivi su nuovi tamponi per settimana tocca il 24%. Per quanto concerne la pressione sulle strutture ospedaliere, i ricoveri in Umbria sono attualmente 281 di cui 3 in area critica. In questo senso, a fare da contraltare ad un valore molto basso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva pari al 2%, c’è una significativa saturazione di quelli in area medica che arriva a quota 42%. In leggero aumento, nell’ultima settimana, il dato sui decessi.

Questi, insomma, i più recenti dati illustrati dalla Regione nel solito appuntamento settimanale relativo all’andamento epidemiologico in Umbria. A commentarli anche il direttore Daniela Francisci, direttore di Malattie infettive di Perugia, che ha fotografato la situazione nel suo reparto: “Il 50-60% dei pazienti ricoverati arriva in ospedale per altre patologie e solo allora si scopre positiva – spiega -. Il quadro resta comunque misto perché continuano ad esserci pazienti molto anziani e spesso con più patologie in condizioni gravi per il Covid. Da sottolineare – aggiunge Francisci -, il fatto che in non vaccinati che arrivano in ospedale per il Covid presentano un quadro clinico molto più grave rispetto ai vaccinati”. Sulle cure, la professoressa ha spiegato che con quelle antivirali sono stati fatti numerosissimi trattamenti, oltre 530. Per quanto concerne l’uso di anticorpi monoclonali la direttrice di Malattie infettive evidenzia come ad ora non ci sia disponibilità di quelli che meglio riescono ad agire sulle varianti: “Appena saranno disponibili – annuncia – partiremo con le somministrazioni”. Varianti che, come più volte spiegato nel corso della conferenza, sono in grado di reinfettare la stessa persona con facilità: “Dall’inizio dell’anno – è stato detto – in Umbria si sono cantati oltre 17mila casi di reinfezioni”.

Nel corso della conferenza è stato fatto anche il punto sulle modalità di gestione della pandemia dopo la fine dello stato d’emergenza, anche sul versante della comunicazione. In questo senso, come spiegato dall’assessore alla Sanità, Luca Coletto, la dashboard regionale (gestita dalla Protezione civile) non verrà più aggiornata quotidianamente come già avviene dal 31 marzo. “Stiamo comunque lavorando ad una dashboard alternativa con le informazioni più rilevanti”, ha sottolineato l’assessore che ha ribadito la volontà di palazzo Donini di spingere sulle vaccinazioni in questa fase “di transizione verso l’ordinario ma sempre con il virus presente”. Anche perché, come evidenziato dal commissario all’emergenza Massimo D’Angelo “si è abbassata la percezione del rischio ma non il rischio reale”. Commissario che ora si occuperà, in questa fase, di guidare “le azioni che saranno modulate per assicurare il passaggio da attività di tipo emergenziale a quelle di tipo ordinario”. Per esempio non ci sarà più la sorveglianza dei contatti stretti, ma soltanto l’individuazione dei casi positivi e la conferma. “Sulla gestione dei posti letto – ha poi aggiunto il commissario - abbiamo un piano che ci consente di mettere in atto azioni modulate attraverso l’intensità e la complessità di cura. E grazie ai vaccini – ha detto - vediamo che la pressione ospedaliera è di medio bassa difficoltà di cura”. Ribadito quindi l’obiettivo di trattare il Covid in modo sempre più routinario e discussa anche la volontà di creare negli ospedali delle aree specifiche per l’isolamento dei casi.

L’assessore ha quindi ricordato l’importanza di insistere sulla medicina territoriale: “A tal fine – ha detto – ho chiesto al ministro Speranza di far rientrare le Usca nella normale dotazione organica del servizio sanitario. Questo servizio, in una regione come la nostra con un’alta percentuale di popolazione anziana, assume infatti grande utilità per evitare anche spostamenti ai cittadini e accessi inappropriati ai pronto soccorso. Intanto – ha concluso – la Regione ha prorogato proprio le Usca fino al 30 giugno, così come il Cts e il Nucleo epidemiologico”.

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di Matteo Castellano

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