Donazioni di sangue, in Umbria è crisi ma Foligno regge

Maglia nera Spoleto, mentre nella città della Quintana i numeri sono positivi. L'obiettivo però rimane fa crescere le donazioni in maniera consistente. Ecco il quadro generale

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Maglia nera a Spoleto, mentre Foligno resiste. Stiamo parlando delle donazioni di sangue fatte registrare dall'Avis nelle due città umbre nei primi dieci mesi del 2016. In un quadro di crisi generale che ha pesantemente investito l'intera Umbria, infatti, la città della Quintana continua a far registrare numeri positivi, anche se l'obiettivo è quello di tornare a farli crescere in maniera consistente. FOLIGNO - Al 31 ottobre scorso le unità di sangue donate a Foligno sono state 3109 contro le 3044 dello stesso periodo del 2015, pari cioè a un 2,14 per cento in più. Numeri alla mano, i dati parlano di un incremento di 65 donazioni. Nel dettaglio, quelle di sangue intero sono state 2905, 198 le plasmaferesi e 6 le aferesi. Il mese più prolifico è stato quello di febbraio con 52 unità in più, mentre quello peggiore è stato settembre con 59 donazioni in meno rispetto all'anno precedente. A garantire l'andamento positivo della città della Quintana 2681 soci, di cui settanta circa appartenenti alla comunità islamica presente a Foligno. SPOLETO - A Spoleto, come detto invece, i numeri sono negativi. Tra il 2015 e il 2016 il calo è stato, infatti, dell'8,69 per cento, con le donazioni che sono passate da 2060 a 1881. Di queste, 1766 di sangue intero e 115 di plasmaferesi. Nella città ducale, inoltre, mese da maglia nera è stato marzo con 64 donazioni in meno rispetto allo stesso periodo del 2015, mentre quello con il dato migliore è stato agosto con 27 donazioni in più. A giocare un ruolo chiave potrebbe esser stato in quest'ultimo caso, così come avvenuto anche in altre realtà umbre, l'appello alla donazione lanciato dopo il sisma del 24 agosto scorso, a cui in tantissimi hanno risposto positivamente. Una sorta di reazione emotiva rispetto ad una situazione straordinaria che, se si trasformasse in donazioni periodiche, potrebbe ridurre lo stato di emergenza sangue che ciclicamente si ripresenta. UMBRIA - Ma come già anticipato, la situazione di crisi delle donazioni che ha investito Spoleto risulta essere simile a quella di altre città dell'Umbria, a cominciare da Perugia in calo del 6,52 per cento e per poi a Terni dove nel 2016 il crollo è stato addirittura dell'11,41 per cento rispetto all'anno precedente. A livello regionale, dunque, la diminuzione è stata nel complesso del 3,43 per cento con 1218 donazioni in meno. Non in tutti i comuni umbri, però, la situazione è negativa. Guardando alla Valle Umbra Sud, infatti, tra le città virtuose in termini di donazioni vanno annoverate Gualdo Cattaneo e Trevi, rispettivamente con l'11,48 e il 7,14 per cento in più rispetto al 2015. OBIETTIVI - L'obiettivo, dunque, è oggi quello di fidelizzare il più possibile i donatori e fare in modo che, con continuità, compiano il loro grande gesto di amore nei confronti del prossimo ma anche verso se stessi, in termini di prevenzione. Oltre ovviamente ad avviare campagne di sensibilizzazione per chi ancora non è donatore, iniziando a fare informazione soprattutto tra i giovanissimi. Come sta facendo, tra l'altro, la stessa città della Quintana, dove da tempo ormai si stanno portando avanti progetti che coinvolgono le scuole, spiegando agli studenti non solo l'importanza della donazione ma anche di corretti stili di vita.  

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di Maria Tripepi

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