Spoleto-Norcia, l'arcivescovo Boccardo incontra gli eremiti del territorio

Nelle scorse settimane l'arcivescovo ha reso omaggio alle sette persone che hanno deciso di vivere in meditazione solitaria la propria vita

Renato Boccardo con gli eremiti

Con alterne vicende, nel corso dei secoli mai si è spenta la presenza nella Diocesi di persone che si sono consacrate alla vita eremitica. Negli ultimi venti anni, però, questa presenza si è rinnovata significativamente, tanto da contare oggi sette eremiti nel territorio di Spoleto-Norcia. Ed è stato proprio a loro che monsignor Renato Boccardo ha voluto rendere omaggio qualche settimana fa. A Roccaporena di Cascia, il presule, infatti, ha presieduto il Giubileo degli Eremiti che vivono nel territorio dell’archidiocesi spoletana-nursina. All’inizio della mattinata c’è stato un momento di confronto tra monsignor Boccardo e i sette eremiti: James Crofton (irlandese, presbitero) che vive all’eremo della Croce a Campi di Norcia, Tadeusz Wrona (polacco) che vive all’Eremo di San Fiorenzo a Valle Guaita di Sant’Eutizio a Preci, Stella Lepore che vive all’Eremo Santa Rita in Roccaporena di Cascia, Cristina Emanuela Zecca che vive all’Eremo della Madonna Appare a Collegiacone di Cascia, Alberta Nunzi e Nadia Pericolini che vivono all’Eremo della Santissima Trinità a Campello Alto, Martino Piscopo che vive all’Eremo di Acquaro di Preci. Un momento a cui ne è seguito un altro dedicato alla preghiera al cospetto della Porta Santa della Misericordia, il passaggio da essa e la celebrazione eucaristica nella Cappella del Santissimo Sacramento del Santuario. Nel commentare le letture bibliche del giorno, monsignor Boccardo ha sottolineato due aspetti che ben si addicono alla vita eremitica, ma più in generale alla vita di tutti i cristiani: la semplicità e la coscienza della propria missione. “Il Signore – ha detto – non ci chiede un’esistenza complicata ma semplice e concreta. Inoltre, ci ricorda che non siamo su questa terra per caso: questo è il nostro oggi che siamo chiamati a vivere, con le sue gioie e le sue fatiche”. Dopo un pranzo in fraternità con i sacerdoti che vivono nell’Opera di Roccaporena, Arcivescovo ed eremiti sono saliti allo Scoglio della preghiera, luogo nel quale Rita si recava quotidianamente in preghiera e meta ogni anno di migliaia di pellegrini.

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di Rosella Solfaroli

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