Il vescovo Sigismondi a Foligno: "Ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con voi"

Intervista di Rgu al presule in partenza per la Diocesi di Orvieto-Todi, che celebrerà il suo ultimo Triduo pasquale nella città che lo ha visto pastore per dodici anni: "Tutto è grazia"

Gualtiero Sigismondi durante la Via Crucis di Colfiorito 2017 (foto Vissani)

In vista della Pasqua, così come oramai da tradizione, la nostra redazione ha incontrato ed intervistato Sua Eccellenza il vescovo di Foligno, monsignor Gualtiero Sigismondi. Intervista realizzata nella mattinata di mercoledì 8 aprile e che andrà in onda nel radiogiornale delle 18.30 di giovedì 9 aprile. Ai microfoni dell’emittente folignate, monsignor Sigismondi ha parlato dell’emergenza Covid-19, ma anche di Santa Angela che Papa Francesco ha nominato nella celebrazione eucaristica della domenica delle Palme. E poi un messaggio di auguri e speranza ai fedeli della Diocesi di Foligno prima del suo trasferimento nella Diocesi di Orvieto-Todi. Quella di domenica sarà, infatti, l’ultima Pasqua che monsignor Sigismondi vivrà da vescovo a Foligno. “Diocesi che - ha detto - porterò sempre nel mio cuore”. 

Siamo nei giorni che anticipano la Pasqua. Sarà sicuramente una Pasqua particolare, una Pasqua diversa rispetto agli altri anni. Eccellenza, partiamo da un’immagine che sicuramente rimarrà nella storia, quella del 27 marzo. Papa Francesco prega e chiede la fine della pandemia in una piazza San Pietro vuota. 

È l’immagine tra le più belle di quella sera. Un’immagine in cui la piazza appare gremita di silenzio: questa, mi sembra la traduzione. Il Papa che sale da solo sotto la pioggia quasi battente ma, ancor più della pioggia, è quel silenzio che gremiva la piazza. Un silenzio che ha introdotto la preghiera e poi la benedizione 'Urbi et orbi'. Scortata, oserei dire, dal suono delle campane di San Pietro. Tanto l’inizio, quanto la conclusione di quella preghiera credo siano scolpiti nella nostra mente e nel nostro cuore.

“Siamo tutti sulla stessa barca” è l’espressione usata da Papa Francesco. Ultimamente le barche sono state oggetto di innalzamento di muri, ma dopo questa pandemia, secondo lei, cambierà la visione del mondo rispetto ai muri ed ai ponti?

Il ceppo virale del Covid-19 è salito su una nave da crociera e non su un barcone. Credo che sia sufficiente questa frase lapidaria per interrogarci tutti con serenità.

Sempre a proposito di Papa Francesco, domenica scorsa in occasione della celebrazione delle Palme, ha citato Santa Angela. Per noi è un grande motivo di orgoglio…

Sì, è un immenso orgoglio. Concludendo la messa, la scorsa domenica, ho espresso gratitudine perché non solo il Papa ha citato Angela, ma lo ha fatto in una celebrazione in mondovisione tutta particolare. Tra l’altro, quelle parole sono già inserite nell’omelia che pensavo di fare per la messa Crismale che si tiene la sera del Mercoledì Santo. Anche perchè Angela ha pronunciato quelle stesse parole il Mercoledì Santo del 1301. Quindi questa cosa mi ha particolarmente colpito non solo per orgoglio folignate, ma anche per questa sintonia di pensiero, perché anche io - se riuscirò a fare la messa crismale - vorrei concludere con la stessa frase, coniugandola in prima persona: ‘Non vi ho amato per scherzo’. 

Tornando al Coronavirus, non si tratta solo di un’emergenza sanitaria, ma anche economica e sociale, con molte persone si stanno trovando sempre più in difficoltà. Importante il ruolo delle Caritas. Quella di Foligno fa sempre molto su questo fronte e in questi giorni sta facendo ancora di più…

Esprimo la mia immensa gratitudine al direttore della Caritas, Mauro Masciotti, e a tutti i suoi collaboratori, perché sono “al fronte” in modo silenzioso, discreto ed estremamente efficace. Non mancano gli aiuti, si sono mosse anche le istituzioni per sostenere la Caritas. Lo farà la Cei e lo stanno facendo alcuni fedeli in modo molto sorprendente. E questo è un segno di quella generosità che questa stagione così sofferta sta manifestando. I primi ad essere generosi sono i medici, che a me piace considerare non solo come “Buon Samaritano” ma anche come “Cireneo”, perché stanno accompagnando tante persone anche nel momento della morte, assicurando loro anche a nome dei familiari quella carezza, quella stretta di mano che è l’ultima medicina che si può dare a chi sta per congedarsi da questo mondo. 

Nell’ultima visita pastorale a Foligno, lei ha raccolto alcuni momenti, alcuni segni di Vangelo, li ha chiamati così anche nella sua raccolta. Ma, c’è qualche nuovo segno che ha visto in questo periodo, che si è appuntato, che ci vuole dire…

Ce ne sarebbero tanti da poter raccontare attraverso i microfoni della nostra radio. Ho qualche difficoltà a rivelarlo per una ragione molto semplice, perché sono gesti di grande carità e probabilmente chi li ha posti, secondo il Vangelo, ‘non vuol far conosce alla sinistra, ciò che ha fatto la destra’. Li ho sulla punta della lingua, ma questa parola del Vangelo mi impone di affidare al silenzio la bellezza di questi gesti di generosità che, cammin facendo, ho raccolto in questi giorni dalle mani, dalle voci, dagli sguardi di tanta gente, così grande perché così discreta. E allora lasciamola alla discrezione.

Eccellenza, sarà un Triduo Pasquale molto particolare, senza fedeli. O meglio i fedeli potranno assistere da casa attraverso i mezzi di comunicazione della Diocesi. Allora le chiedo una sua riflessione su quest’aspetto, su questa Pasqua decisamente particolare. 

La prima riflessione è un grazie a te, direttore di Radio Gente Umbra. L’ho già fatto, ma in questa intervista desidero farlo con tutta la larghezza del mio cuore per esprimere a te e a tutti i collaboratori la mia immensa gratitudine per quello che è la radio. E quello che è la radio lo sta dimostrando anche adesso, in questa emergenza. Tu stai facendo una sorta di visita pastorale e alla fine, come me, potrai dire: ‘Ho conosciuto tutte le parrocchie, i loro parroci'. Ma non puoi conoscere i fedeli, perché non possono frequentarle. E non puoi immaginare la sofferenza dei preti e anche la mia in questi giorni, che interpreta quella dei fedeli che non possono avvicinarsi alle chiese. Attraverso questo strumento, posso far arrivare un annuncio pasquale. Posso ricordare a tutti che siamo prigionieri della speranza e non carcerieri. Posso ricordare a tutti che la presente tribolazione, potrà cedere il passo presto ad un grande ringraziamento, perché noi questo ringraziamento lo possiamo esprimere elevato a potenza per ragioni evidenti. Perché questo dramma, questo tormento ci ha sfiorati molto tangenzialmente. 

La Pasqua, la rinascita, la risurrezione può veramente essere accostata a questo momento che stiamo vivendo oggi. Una rinascita che speriamo arrivi a breve dopo questa pandemia…

È necessario che la Pasqua arrivi pensando che l’emergenza sanitaria ha presentato un conto salatissimo in vite umane e presenterà un conto ancora molto alto dal punto di vista economico. E tuttavia, in questa vicenda occorre riconoscere che le istituzioni civili hanno saputo mettere al primo posto innanzitutto la difesa della vita, prima ancora che gli interessi economici. Credo che questo sia stato un segnale molto importante, una bella catechesi pasquale per tutti. 

Questa, mi duole dirlo, ma sarà l’ultima sua intervista da vescovo di Foligno per quanto riguarda le celebrazioni di Pasqua. Le vorrei chiedere se c’è un momento, anche se ce ne saranno tanti, che lei ricorda con grande piacere di questa sua esperienza da pastore di Foligno. Io, pochi giorni fa in concomitanza con i 500 anni dalla morte di Raffaello, ho ritrovato una foto di lei davanti alla Madonna di Foligno: erano i giorni in cui la nostra città la ospitò e fu un momento sicuramente di grande commozione. C’è qualche altro momento che le piacerebbe ricordare? Anche se fare una cernita immagino non sia facile…

La tua domanda ha una potenza atomica, ma mi ha dato un suggerimento. Quando la Madonna di Foligno tornò a casa abbiamo vissuto, in quel momento, un incrocio di grazia. Prima abbiamo avuto la canonizzazione di Angela, il 4 gennaio 2014 abbiamo vissuto in modo straordinariamente solenne quel momento. Pochi giorni dopo, l’arrivo della Madonna di Foligno. Quello è stato probabilmente uno dei momenti più alti, perché questi due eventi hanno manifestato l’unità del popolo di Foligno. Tutti, credenti e non credenti, si sono ritrovati orgogliosi nel vedere una loro concittadina diventare Santa e tutti hanno potuto ammirare, nel luogo in cui ha abitato per secoli, quel gioiello dell’arte che è la Madonna di Foligno. Questi sono stati i momenti più alti. Certo, ce ne sono tantissimi custoditi nel mio cuore e non nascondo che faccio fatica a muovermi in mezzo a questo assedio di gratitudine. Certamente questa è la mia ultima Pasqua e in questi giorni mi fa compagnia quella frase di Gesù pronunciata nell’ultima cena, la riferisce il Vangelo di Luca: ‘Ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con voi’. Potete immaginare quanto questa frase si carichi di significato per le circostanze attuali che stiamo vivendo per l’emergenza, ma anche per il mio prossimo esodo. 

Dopo la lettera scritta negli scorsi giorni, che messaggio invia ai fedeli della Diocesi di Orvieto-Todi attraverso le onde della radio?

Avevo scritto loro che sarei entrato a piedi nudi nello splendore del Duomo di Orvieto e di Todi. Adesso devo cambiare espressione, devo entrare in punta di piedi come uscirò in punta di piedi da Foligno. Perché è impossibile in questo momento immaginare una data ma certamente un ingresso dovrà essere fatto e molto probabilmente in punta di piedi. Tutto è grazia, anche questo.

Alcune delle antenne della nostra radio si trovano sui monti Martani, quindi possiamo dire che ci sarà comunque un collegamento con lei…le chiedo, però, un’ultima cosa, un messaggio, un augurio, anche per i fedeli di Foligno…

Intanto, quando salirò sui monti Martani non saboterò le antenne (sorride ndr), ma mi affaccerò e continuerò a guardare e a benedire Foligno, che ho portato sulle spalle e nel cuore e che adesso porterò solo nel cuore. Il messaggio è questo, quello che tu dovrai diffondere domenica sera: ‘Noi speravamo’ è l’espressione che i discepoli di Emmaus dicono al Signore il giorno di Pasqua. No, il verbo sperare non lo si può coniugare all’imperfetto, non lo si può coniugare nemmeno al futuro, va coniugato solo al presente. E l’augurio pasquale è questo: che possiamo coniugare il verbo sperare al presente nelle circostanze attuali, perché tutto è grazia. 

Buona Pasqua, Eccellenza…

Buona Pasqua a te, agli amici della Radio a cui va il mio immenso grazie e a tutti coloro che ci ascoltano. Noi speravamo non appartiene al vocabolario del cristiano. Siamo prigionieri della speranza, non carcerieri, perché la Pasqua ci ha reso tali.

 

Ha collaborato Maria Tripepi

Fabio Luccioli

di Fabio Luccioli

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