Biodigestore, la Consulta rimprovera i folignati: “Nell'organico anche pelli di cinghiale”

Il coordinamento dei cittadini e delle associazioni chiamate a vigilare sull'impianto tracciano il bilancio di un anno di attività. Ancora molte criticità per la qualità dei rifiuti in entrata

Sergio Ciucci

Ancora molte criticità. Sono quelle riscontrate nell'organico in entrata al Biodigestore di Foligno. Il funzionamento della struttura di “Casone”, entrata oramai in attività da un anno e mezzo, è costantemente monitorato dalla Consulta di cittadini ed associazioni. Ed è proprio dalla realtà guidata dal professor Sergio Ciucci che arriva il bilancio di un anno di attività e di controllo. Diverse le informazioni acquisite nel corso degli ultimi mesi, di cui alcune sicuramente poco felici. A partire proprio dalla qualità del F.O.U., ovvero la frazione organica umida in entrata, che presenta molte criticità. “La condizione necessaria per avere un buon rendimento del biodigestore – spiega Sergio Ciucci – è quella di avere una materia prima 'pulita', ovvero priva di plastiche non compostabili, di materiale ferroso o di qualsiasi altra sostanza che possa creare danno sia alla produzione di biogas che a quella di compost”. E tra le note dolenti riscontrate c'è che, nell'organico in entrata, sono state rinvenute svariate pelli di cinghiale. Oltre ad emanare un cattivo odore, la pelle di cinghiale crea notevoli probemi alle parti meccaniche dell'impianto. Intanto, la produzione di biometano immesso nella rete pubblica è di circa 350 metricubi all'ora, ovvero il 70% di quanto previsto sia prodotto dall'impianto a pieno regime. 

CATTIVI ODORI – Quest'estate, da giugno ad agosto, i cittadini di Sterpete e Sant'Eraclio hanno respirato e quindi segnalato un'aria maleodorante che ha destato preoccupazione. La mente dei residenti è tornata a qualche anno fa, quando era in funzione il Tmb, ovvero l'impianto di trattamento biologico meccanico. Oltre ad aver immediatamente informato Arpa e Vus, la Consulta ha cercato di risalire anche alle cause del fenomeno. “La società Asja, gestore dell’impianto – sottolinea il professor Ciucci - ha tenuto a precisare che la causa del fenomeno poteva essere addebitata alla sostituzione non programmata dei biofiltri presenti nell’impianto e che l’operazione ha richiesto svariati giorni. Per non suscitare preoccupazioni infondate e per avere sempre chiari i rischi che i cittadini possono correre – prosegue il presidente – abbiamo chiesto ad Asja che la Consulta di essere informati ogni qualvolta si effettuino operazioni di manutenzione che possano provocare rilascio di emissioni potenzialmente inquinanti. La proposta è stata accettata e già messa in atto”. Nel frattempo, la Torcia di emergenza ha smesso di lavorare, il che significa che non dovrebbero più esserci emissioni provenienti dalla Torcia stessa potenzialmente inquinanti. Serrati anche i controlli sul compost venduto, così come previsto dalle direttive di legge.

ARRIVANO I “NASI” - Proprio sul fronte dei cattivi odori, la Consulta sta lavorando in collaborazione con Arpa ad un progetto che ha come obiettivo la rilevazione istantanea degli odori provenienti dai tre impianti presenti a “Casone”. Oltre al nuovo biodigestore, la località ospita anche il vecchio impianto Tmb in fase di ristrutturazione ed il depuratore acque della città di Foligno: tutti e tre sorgenti potenziali di cattivi odori. “Il progetto – afferma Sergio Ciucci - che vedrà il via la prossima primavera, prevede l’installazione di due 'nasi' elettronici che monitoreranno in continuo l’aria presente in quella zona. Queste informazioni integrate con quelle di alcuni cittadini volontari che potranno usare un’apposita applicazione digitale, aiuteranno le autorità competenti ad individuare con piu’ certezza la sorgente delle emissioni inquinanti ed a prendere le giuste misure per la salvaguardia della salute dei cittadini e dell’ambiente”.

Fabio Luccioli

di Fabio Luccioli

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