Foligno, dall'apertura della nuova Ss77 boom di pazienti dalle Marche: +76%

A venti anni dal sisma del 1997, le due regioni si sono ritrovate a Colfiorito per parlare di quello che è stato e delle prospettive future. La Valdichienti traino dello sviluppo

L'inaugurazione della bacheca su Plestia da parte dei Rotary Club (foto Vissani)

Vent’anni dal sisma, quel 1997 che ha cambiato radicalmente la storia di due regioni come Umbria e Marche. Le celebrazioni ma soprattutto i tavoli tecnici, non sono finiti. E quale miglior luogo come Colfiorito per unire le due regioni colpite dal sisma del '97. L’occasione è servita anche per fare il bilancio dell’anno e mezzo di vita della nuova Ss77, vero e proprio snodo cruciale per le due regioni. Il tema dell’incontro è stato “Il terremoto e l’Appennino umbro marchigiano. Dal sisma del ’97 allo sviluppo”. Durante la mattinata, dove si sono succeduti diversi sindaci e amministratori comunali, c’è stato anche il rinnovo del gemellaggio tra il comune di Gemona e quello di Foligno. “Ci siamo conosciuti in un momento difficilissimo – ricorda il sindaco di Gemona, Urbani – ma il terremoto del 1997 è riuscito a non far dimenticare invano le migliaia di vittime del sisma nel 1976 in Friuli. Il nostro supporto, in un momento dove il sistema di Protezione Civile era ancora agli inizi, ci ha permesso di portare la nostra esperienza in aiuto ad altre regioni”. Durante la mattinata è stata anche inaugurata la bacheca archeologica di Plestia, realizzata dai Rotary Club di Foligno e Camerino, con a capo i due presidenti Salvatore Ferocino e Piergiorgio Fedeli. Nei saluti delle autorità il sindaco di Foligno Nando Mismetti ha voluto ricordare “l’importanza della montagna come punto nevralgico di un’economia e di una popolazione mai piegata dal sisma e sempre pronta a ripartire. Ricordo – ha detto Mismetti - la grande solidarietà ma soprattutto le idee, in quel momento per moltissimi anche visionarie, di riprogettare delle regioni che potessero dialogare ancor di più. La Ss77 in quel periodo era un sogno, ora è una realtà che ci fa unire in maniera indissolubile”. Tra i presenti dell’incontro il sindaco di Camerino Gianluca Pasqui, che con il comune ancora totalmente terremotato ha voluto far riflettere le istituzioni sulla velocità di esecuzioni nella ricostruzione, il direttore della Regione Umbria Luigi Rossetti, il presidente di Confindustria di Macerata Gianluca Pesarini, il presidente del Centro Studi di Economia Reale Mario Baldassarri e il direttore generale di Fertitecnica, Alessio Miliani. L'OSPEDALE - “Il 1997 ha permesso alla Regione di guardare avanti – dichiara l’assessore della Regione Umbria Luca Barberini – e ora siamo in grado di collaborare a stretto regime con le Marche. La sinergia in campo sanitario è stata molto più fitta negli anni successivi al sisma, collaborazione che ci ha permesso di progredire sempre di più. Ad oggi possiamo usufruire del servizio elisoccorso messo a disposizione delle due regioni e in fase di ultimazione anche il numero Unico 112 che servirà a rispondere ad ogni chiamata di soccorso. Inoltre dopo l’apertura della Ss77, Foligno ha avuto il 76% di aumento di pazienti provenienti dalle Marche e il 25% in più di prestazioni ambulatoriali nello stesso ospedale, rispetto al 2016”. Anche la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini si è dichiarata “soddisfatta di quello che si è riuscito a ricreare dopo il 1997, un ottimo quadro di sviluppo finanziario ma soprattutto sociale in quanto non ci potrà mai essere ricostruzione se la comunità di quel luogo non ha le possibilità di ricevere e donare lavoro. Il lavoro è alla base delle comunità e potrà salvare lo spopolamento della montagna”. In chiusura di giornata, la vicepresidente della Camera Marina Sereni, si è detta sicura “che dal terremoto si può uscire migliori, più aperti, dinamici e solidali. Nel 1997 ogni soggetto faceva la sua parte e c’era una fiducia maggiore nelle istituzioni, oggi è più difficile proprio per far rispettare quei ruoli anche perché ricordo che le risorse ci sono. Il problema – ha concluso - è se siamo capaci di spenderle”.

 

Alessio Vissani

di Alessio Vissani

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