Mobbing, in aumento i casi nel territorio dell’Usl Umbria 2: le donne le più vessate

Più di mille gli utenti che si sono rivolti al servizio, tra loro soprattutto lavoratori tra i 41 e i 60 anni. I settori più complessi istruzione, ricerca e manifatturiero

Un dipendente al lavoro

Cresce costantemente il numero di lavoratori e lavoratrici che si rivolgono allo sportello mobbing dell’Usl Umbria 2. Millecento gli accessi al 2018 dall’anno di apertura, ossia il 2010, anche se va sottolineato come non siano stati otto anni pieni. Lo sportello, infatti, in quest’arco di tempo ha svolto un’attività non continuativa, pari a 5 anni complessivi. Dai 98 utenti del biennio 2010/2011, si è passati ai 391 del 2018, 293 in più rispetto all’anno di attivazione del servizio.

Un incremento di accessi che, secondo il responsabile del servizio “Sicurezza luoghi di lavoro Area nord” dell’Usl Umbria 2, Armando Mattioli, è legato ad una maggiore consapevolezza da parte del lavoratore del fenomeno del mobbing. “Mobbing che - spiega il dottor Mattioli - può essere di due tipi: strategico, quando viene utilizzato nell’ambito, ad esempio, di ristrutturazioni o accorpamenti aziendali per spingere un dipendente al licenziamento; oppure emozionale, quando situazioni di stress all’interno del luogo di lavoro creano conflittualità”. E di certo la crisi economica, che sta interessando il Paese da ormai troppo tempo, favorisce situazioni di questo tipo.

Il mobbing, che rientra nel più ampio quadro dello stress lavoro correlato - per la letteratura scientifica europea seconda causa di malattie professionali - si può manifestare in varie forme: con il demansionamento e le molestie sessuali, ma anche con atteggiamenti aggressivi (insulti, minacce etc…) o con quella che viene definita “sindrome della scrivania vuota”, quando il lavoratore viene privato degli strumenti utili per svolgere la propria attività, e al contrario quando viene sovraccaricato di lavoro.

Ed è proprio di fronte a situazioni come queste che entra in gioco lo sportello mobbing, che può agire attraverso diverse vie. Intanto, fornendo indicazioni per la gestione della conflittualità lavorativa: soluzione adottata dal 58 per cento dei 1100 utenti registrati. Oppure indirizzando il lavoratore ai servizi dell’Usl: in questo caso il 22 per cento dei soggetti, di cui un 14 per cento richiedendo l’attivazione del Servizio per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro che è, di fatto, un organo di vigilanza che può intervenire nei confronti dell’azienda, mentre il restante 8 per cento chiedendo un supporto psichiatrico, ma senza il coinvolgimento del Servizio di prevenzione per timore di ritorsioni.

Nel territorio dell’Usl Umbria 2 il mobbing ha interessato in questi anni principalmente la sfera femminile, con il 58 per cento di utenti donne, contro il 42 per cento di uomini. La classe d’età maggiormente colpita quella tra i 41 e 60 anni, con oltre il 60 per cento di casi. Mentre per quanto riguarda i settori di provenienza, per le donne la casistica maggiore si ha nel comparto istruzione e ricerca con il 79 per cento, e per gli uomini nel manifatturiero con il 60 per cento. Ad accedere allo sportello, poi, non solo utenti umbri, ma provenienti anche da Marche, Lazio, Veneto e Lombardia, solo per citare alcune regioni.

E vista l’importanza dello sportello e l’incremento degli utenti, si sta ora lavorando affinché il servizio venga incardinato, in pianta organica, tra quelli offerti dall’Azienda sanitaria, come previsto dalla legge regionale 9 del 16 novembre 2018 su proposta dell’assessorato regionale ed approvato dall’assemblea legislativa dell’Umbria. In quest’ottica l’Usl Umbria 2 si è mossa tempestivamente per procedere con l’apposito avviso pubblico e il conseguente iter concorsuale, in attesa dell’espletamento del quale si era paventato il rischio di una sospensione del servizio. Regione e Usl Umbria 2, però, rassicurano. “Il servizio - fanno infatti sapere - verrà prorogato, senza nessun disagio per gli utenti”.

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di Maria Tripepi

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