Siringhe in strada: il centro storico di Foligno non fa eccezione

Due quelle visibili all’interno di altrettanti vasi da fiori fuori da uno stabile che fino a poco tempo fa ospitava un ristorante: in entrambi i casi senza cappuccio di protezione

La siringa rinvenuta nel vicolo della Misericordia

Siringhe utilizzate e lasciate in bella mostra all’interno di alcuni vasi da fiori lungo la strada. È l’impietoso quadro che arriva dal centro storico di Foligno. Ed in particolare nel vicolo della Misericordia, a pochissimi metri dalla centralissima piazza della Repubblica. E così, passeggiando in quello che è il cuore della città della Quintana, dunque, capita anche questo. A catturare lo sguardo non sono solo gli splendidi palazzi che puntellano l’intero centro storico, ma anche qualche siringa.

Due, quelle che campeggiano in altrettanti vasi all’esterno di quello che fino a poco tempo fa era un ristorante, oggi chiuso, in via della Misericordia appunto. Lì, tra altri rifiuti, tra carta e vetro, a spiccare sono anche le due siringhe, senza cappuccio di protezione e con l’ago rivolto verso l’alto. Di fatto un pericolo, soprattutto per i bambini che potrebbero avvicinarsi troppo, non rendendosi conto del pericolo cui sono esposti.

Che quella porzione di città versi nel degrado non è, però, una novità. Basta osservare le condizioni in cui si trova quotidianamente la parte superiore di piazza Matteotti, che nasconde tra le aiuole rifiuti di ogni tipo, a cominciare dalle tante troppe bottiglie di vetro, ma non solo. A preoccupare negli ultimi tempi è stata anche la situazione riscontrata nella vicinissima via Colomba Antonietti.

Dal trasferimento della taverna del Rione La Mora, a causa dei danni provocati dal sisma del 2016, la stradina su cui affaccia uno degli ingressi secondari del Comune, si è trasformata in un vero e proprio ricettacolo di animali, piccioni in primis. Negli scorsi mesi, inoltre, era stato individuato anche un riparo di fortuna allestito da qualche senzatetto che, approfittando dell’assenza della taverna, aveva scelto quell’angolo di città come sua dimora.

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di Maria Tripepi

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