L'ultimo saluto a Deborah: "Realizzeremo il tuo sogno"

A Sant'Eraclio un'intera comunità si è fermata per abbracciare la mamma che fino all'ultimo ha cercato di guarirsi dal tumore, riuscendo ad innescere la macchina della solidarietà

L'ultimo saluto a Deborah Bonucci

Solo il fragore di un lungo applauso ha rotto il silenzio. Quel silenzio che da venerdì mattina permea l'aria di Sant'Eraclio, paese che ha definitivamente perso la tenacia e la grinta di Deborah Bonucci. La quarantaduenne non è infatti riuscita ad avere la meglio nei confronti di quel male contro il quale lottava oramai da diversi mesi. Un male che l'aveva convinta a tenere stretta con le unghie e con i denti la vita, così come l'amore per le sue due figlie e per suo marito. La tenacia aveva inoltre portato Deborah a lanciare un appello a tutta la comunità folignate, affinché si mettesse in moto la grande macchina della beneficenza, per provare a coprire le onerose cure in Israele. Una richiesta di sostegno finita oltre i confini cittadini e che ha coinvolto associazioni, istituzioni, persone. Purtroppo però quel maledetto tumore non le ha lasciato scampo, gettando tutti nello sconforto. Così, sabato pomeriggio un'intero paese si è fermato per l'ultimo saluto a mamma Deborah. A Sant'Eraclio, la pur capiente chiesa di San Marco non è riuscita a contenere le centinaia di persone che hanno voluto essere presenti per abbracciare ancora una volta “Debby”. “Deborah non ha finito, non voglio vedere tristezza – ha detto don Luigi Filippucci, parroco della frazione che ha celebrato i funerali della 42enne -. Lei è in mezzo a noi, è con noi: bando alla cultura della fine. Deborah è vittoriosa perché è voluta venire in mezzo a noi con un nuovo abbraccio. Pregare – ha proseguito poi il prete – significa sintonizzarsi con lei: scendano quindi pure le lacrime, perché le vostre sono le lacrime di chi ama una donna che ha lottato con fede”. Al termine delle esequie sono arrivati i saluti dei parenti e degli amici, che dall'ambone hanno letto alcuni pensieri. Come la lettera della cognata Tania: “Io e te – ha scritto -, siamo due guerriere che non ci arrendiamo mai. Come volevi, faremo un'associazione che aiuti le persone in difficoltà”. Nello sconforto per la perdita di mamma Deborah, un segno di grande speranza.

Fabio Luccioli

di Fabio Luccioli

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