L’Umbria torna arancione. Il premier Conte firma il nuovo Dpcm

Da domenica si stringono le maglie nel Cuore verde d’Italia: no a spostamenti tra Comuni e bar e ristoranti chiusi. Il decreto del premier in vigore fino al 5 marzo

Giuseppe Conte

L’Umbria pronta a tornare in zona arancione. Manca ancora l’ufficialità che sarà data dall’ordinanza a firma del ministro della Salute, Roberto Speranza, ma l’indice Rt a 1,21 - confermato dalla cabina di regia nella consueta conferenza settimanale - non lascia spazio a dubbi. Da domenica 17 gennaio, dunque, il Cuore verde d’Italia farà i conti con le misure restrittive previste per la cosiddetta zona arancione.

Intanto il premier Giuseppe Conte ha firmato, nel pomeriggio di venerdì 15 gennaio, il nuovo Dpcm che rimarrà in vigore fino al 5 marzo prossimo. All’interno del documento, come di consueto, le disposizioni da applicare nelle singole regioni in base alla fascia di appartenenza.

A partire dalla fascia gialla dove, fermo restando l’uso delle mascherine nei luoghi chiusi ed all’esterno e il coprifuoco dalle 22 alle 5, restano vietati anche gli spostamenti tra regioni fino al 15 febbraio prossimo. Consentita una sola visita al giorno a parenti o amici, per non più di due persone rispetto a quelle già conviventi, oltre ai minori di 14 anni. Restano chiuse palestre, piscine, cinema e teatri, mentre riaprono i musei ma solo dal lunedì al venerdì, esclusi i festivi e sempre con accessi contingentati. Per quanto riguarda le scuole secondarie di secondo grado ritorno in aula a partire da lunedì 18 gennaio, almeno al 50 per cento e fino ad un massimo del 75 per cento. Le Regioni, inoltre, dovranno decidere - d’accordo con i prefetti - orari di ingressi ed uscita e organizzazione del trasporto pubblico locale. Consentito il servizio al tavolo nei ristoranti per massimo 4 persone dalle 5 alle 18. Passato quell’orario il servizio di ristorazione potrà essere garantito solo da asporto (fino alle 22) e a domicilio (senza restrizioni). Per i bar, invece, l’asporto sarà consentito solo fino alle 18. Infine, i trasporti pubblici con capienza al 50 per cento.

Dalla zona gialla a quella arancione. In questa seconda fascia saranno vietati anche gli spostamenti tra Comuni, fatta eccezione per chi risiede in comuni con meno di 5mila abitanti e per distanze non superiori ai 30 chilometri. Bar e ristoranti attivi solo con l’asporto e la consegna a domicilio, chiusi invece i musei.

Infine la zona rossa, dove saranno vietati anche gli spostamenti all’interno dello stesso comune. Chiusi i negozi di vendita al dettaglio, fatta eccezione per quelli di generi di prima necessità, farmacie e parafarmacie ed edicole. Bar e ristoranti potranno effettuare solo l’asporto e la consegna a domicilio e le lezioni saranno in presenza solo per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primi grado ma solo fino alla prima classe. Sospese le attività universitarie e i servizi alla persona, fatta eccezione per barbieri e parrucchieri.

Sulla base del decreto legge approvato dal consiglio dei ministri nella seduta del 13 gennaio scorso, infine, istituita un’area bianca nella quale si collocheranno le Regioni con uno scenario di “tipo 1”, un livello di rischio “basso” e un'incidenza dei contagi, per tre settimane consecutive, inferiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti. In area “bianca” non si applicheranno le misure restrittive previste dal Dpcm ma le attività si svolgeranno secondo specifici protocolli.

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di Maria Tripepi

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