Due Mondi verso la conclusione della migliore edizione targata Ferrara

Il Festival numero 59 si prepara al gran finale. Sin qui 5000 presenze per fine settimana. Grande risalto anche a livello mediatico

Fabrizio Cardarelli e Giorgio Ferrara

I dati ufficiali ancora non ci sono. Anche perché manca un intero fine settimana, e qualcosa in più, per la fine della programmazione. E per sapere tutti i numeri che hanno contraddistinto l’edizione numero 59 del Festival dei Due Mondi occorrerà attendere fino a domenica 10 luglio, quando il direttore artistico Giorgio Ferrara li comunicherà in una conferenza stampa prevista per le 15 al Caio Melisso. Ma che quest’anno la manifestazione culturale per eccellenza della città di Spoleto sia stata tra le più rilevanti, numericamente parlando, se non addirittura la più rilevante della gestione Ferrara, non c’è alcun dubbio. E del resto basta guardare il bilancio del primo fine settimana e quello approssimativo, ma molto vicino alla verità, del secondo, con 5000 presenze nel primo caso e con un “trend che è lo stesso anche per il secondo”, sono state le parole di Giorgio Ferrara in occasione della tradizionale conferenza stampa del mercoledì. E non da meno è stata la risonanza mediatica, nazionale e non solo. “La stampa del cartaceo ha dedicato al Festival dei Due Mondi 273 articoli, di cui 72 a livello nazionale – ha spiegato il direttore artistico del Festival – 400 sono stati invece gli articoli sul web e 40 sulla tivvu, di cui 32 sui media nazionali”. Numeri davvero importanti, non c’è che dire, che hanno sicuramente determinato la maggior parte dei “tutto esaurito” nei teatri spoletini di questi giorni festivalieri. “Una grande soddisfazione per la città – ha poi aggiunto Fabrizio Cardarelli, sindaco di Spoleto – questa edizione ci ha qualificato e ha sancito un successo di pubblico e delle critica più del passato. La presenza poi della Banda dei Granatieri di Sardegna e quella del quarto Reggimento dei Carabinieri a Cavallo, sta a significare che la nostra manifestazione sta a cuore a tutta la nazione. Insomma – ha concluso il primo cittadino di Spoleto – il binomio Spoleto e Festival è sempre più vincente”. E a testimonianza di ciò, sono le richieste che stanno arrivando anche per il concerto finale di piazza Duomo. E che costringe ora, soprattutto l’ente comunale, a trovare nuovi spazi dove poter ospitare il pubblico. “Faremo come lo scorso anno – ha poi aggiunto Cardarelli – e chiederemo in “prestito” alcune delle terrazze che si affacciano sul Duomo,così da poter accogliere le tante richieste che ci sono pervenute”. Ma prima di tutto questo, lo stesso direttore Giorgio Ferrara, ha presentato alcuni dei prossimi eventi che andranno a chiudere questa 59esima edizione del Festival dei Due Mondi. Come il “Romeo e Giulietta” del Balletto Nazionale di Praga su musiche di  Sergei Prokofiev in programma il 7, l’8 e il 9 luglio. Gioiello intramontabile del balletto classico, “Romeo e Giulietta”  è un’opera incentrata su tre grandi temi: vita, amore e morte. Fu questo, nel 1997, il primo balletto creato da Youri Vàmos, coreografo noto in tutto il mondo, per il Ballett Deutsche Oper am Rhein. Vàmos disgiunge la tragica storia d’amore dal Rinascimento italiano per ambientarla negli anni Venti e Trenta, periodo nel quale Prokofiev aveva composto l’opera. L’assoluta gioia di vivere e l’umanità dei personaggi, spirito arguto, ritmo e passione, permeano l’intero balletto, inframezzato da struggenti ed emozionanti scene d’amore. Il coreografo ha concepito questo balletto, prima di tutto, come la storia di due giovani che, a dispetto della loro età e ingenuità, seguono le loro passioni più profonde, incuranti delle conseguenze. Per esprimere tale potenza di sentimenti, i due interpreti principali, oltre che perfezione tecnica nella danza, devono mostrare in scena anche grandi doti attoriali. Ma anche “Jeff Mills - light from the outside world” dell’8 luglio dell’ Orchestra Roma Sinfonietta diretta da Gabriele Bonolis e presentato in collaborazione con Dancity Festival. Prima e unica data italiana per Light from the Outside World, il progetto che Jeff  Mills, insieme all’orchestra Roma Sinfonietta composta da 57 elementi porta sul palco di Piazza Duomo. I più grandi classici del repertorio di Mills, da sempre eseguiti in discoteca, sono stati riportati sugli spartiti, grazie anche alla collaborazione con il compositore Thomas Russell. L’orchestra non è più così parte esterna e subordinata alla performance di Mills, ma diviene figura centrale, con partiture appositamente scritte. E poi, la “chicca” di queste ultime ore, e in anteprima italiana “Peshmerga”, un film di Bernard-Henri Levy. Dal luglio al dicembre 2015, Bernard-Henri Lévy, insieme con una troupe di cameramen, ha percorso i 1000 chilometri sul fronte che separa il Kurdistan iracheno dalle truppe di Daesh. Da questo viaggio è nato un reportage di immagini che offrono un punto di vista privilegiato su una guerra incompiuta, ma la cui posta in gioco è di importanza globale. Documentando così a stretto contatto la vita dei peshmerga, i combattenti curdi che mostrano una determinazione incrollabile nella lotta contro l’oscurantismo e il fondamentalismo jihadista, il film ci porta dalle altezze di Mosul al cuore dei Monti Sinjar passando per gli ultimi monasteri cristiani minacciati dalla distruzione. Dal racconto emergono straordinari personaggi, uomini e donne che lasciano il segno e che raramente si ha l’opportunità di incontrare. E ancora. Il Festival dei 2Mondi incontra il mondo della scuola, richiamando i giovani alla riscoperta di un’identità culturale strettamente connessa alla nascita e allo sviluppo della manifestazione. Anche quest’anno vengono proposte ai bambini e ai ragazzi una serie di iniziative, strutturate secondo le fasce d’età: il progetto "Il Festival siamo noi", i corsi di educazione al teatro, l’alternanza scuola-lavoro e le promozioni sugli spettacoli dedicate ai giovani. Alla sua sesta edizione il progetto "Il Festival siamo noi" ha per tema La scoperta del Teatro. In continuità con lo scorso anno, si propone di incentivare la conoscenza della storia del Festival attraverso alcuni luoghi e spazi scenografici della città nei quali, da oltre mezzo secolo, si svolge la manifestazione. Obiettivo del progetto è quello di coinvolgere i giovanissimi e i ragazzi a riflettere sull’inscindibile legame che esiste fra la città di Spoleto, il suo territorio, la sua comunità e il Festival. Un’iniziativa di successo che costituisce un’opportunità per riscoprire la città attraverso racconti e ricordi, documenti e materiale d’archivio, oltre che occasione per vivere il Festival in prima persona e contribuire alla sua realizzazione. Per questa edizione è stato scelto il Teatro Romano di Spoleto come palcoscenico degli incontri dei giovanissimi partecipanti al progetto, per apprendere, divertendosi, la storia, l’architettura e la struttura di questo suggestivo sito. Il Teatro Romano, inserito nel complesso che ospita il Museo Archeologico Statale, è uno dei luoghi più affascinanti della città, naturale scenario degli spettacoli di danza durante il Festival. Ad accompagnare i piccoli visitatori alla scoperta delle bellezze del teatro sono gli studenti e le studentesse del liceo classico, delle scienze umane, artistico e linguistico "Sansi - Leonardi - Volta" di Spoleto, nell’ambito del progetto "Guide del territorio". Sulla base dell’esperienza vissuta, ai giovanissimi studenti viene chiesto di produrre un lavoro individuale o di gruppo nell’ambito della classe, con l’aiuto e il coordinamento degli insegnanti, per la creazione di elaborati di ogni genere e forma: composizioni scritte, elaborati grafici, audiovisivi e digitali. La premiazione dei partecipanti al progetto si tiene giovedì 7 luglio al Teatro Romano. Antonio Pappano e Stefano Bollani con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia sono i protagonisti del Concerto finale. Un programma vario e originale nell’impaginazione: dalle sonorità dense e talora travolgenti del poema sinfonico Pelleas und Melisande (1903) di Arnold Schönberg allo scintillante ma al tempo stesso struggente valzer Gold und Silber Waltz (1902) di Franz Lehár, per approdare all’esplosiva e impervia partitura di Rhapsody in Blue (1924) di George Gershwin. Appendice del Festival 2016 sarà l’evento speciale del 13 luglio con Roberto Bolle. La grande étoile, per la prima volta a Spoleto, sarà affiancata da alcuni tra i nomi più importanti del panorama tersicoreo internazionale.

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di Rosella Solfaroli

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