Non erano solo pezzi di stoffa

Omocausto, quando un colore classificava ciò che la bestialità umana uccise

Olocausto

Dei semplici pezzi di stoffa colorata che valgono più della vita umana su cui sono cuciti, perché dentro un lager non c’erano uomini, o donne, e nemmeno bambini… c’erano solo piccoli pezzi di stoffa colorata cuciti addosso ad una sudicia “Zebra” che tentava di coprire la follia della malvagità umana.

Tra gli internati nei campi di sterminio c’erano anche loro, i “triangoli rosa” che identificavano gli omosessuali. Gli internati dei campi erano tutti riconoscibili da questi maledetti triangoli colorati: gialli per gli Ebrei, rossi per i dissidenti politici, verdi per i criminali comuni, neri per gli asociali e lesbiche, porpora per i testimoni di Geova, e marroni per gli Zingari.

Erano questi i colori dell’iride mortale, in cui ad ogni colore vi era abbinata una presunta colpa, ma quelli rosa erano speciali, 3 centimetri più grandi degli altri, in modo che tutti potessero riconoscere quegli uomini anche da lontano, cosi da evitarli come la peste.

La tragedia dell’olocausto ha riempito centinaia di libri di storia, ma alcune pagine sono rimaste molto più silenziose, o solamente dimenticate per decenni. Queste pagine descrivono ciò che è stato definito come “l’Omocausto”, ovvero la persecuzione e lo sterminio di un numero impressionante di uomini e donne omosessuali ritenuti dai Nazisti un pericolo per la “purezza della razza”. A migliaia vennero “marchiati” con i famigerati triangoli rosa (colore scelto non a caso, ma a motivo di ulteriore scherno), e costretti a subire le più aberranti umiliazioni e indicibili torture, senza contare i terrificanti esperimenti (cosiddetti) medici a cui venivano costantemente sottoposti, e alla fine i più resistenti che riuscivano a superare tutte queste bestialità venivano inviati a morire nelle camere a gas. 

Tutto questo iniziò attraverso il famigerato “paragrafo 175”, Crimini e delitti contro la moralità, un articolo del nuovo codice penale tedesco in vigore dal 15 maggio 1871 al 10 marzo 1994 (si avete letto bene… fino al 1994!) in cui erano stampate le seguenti parole: “Un atto venereo innaturale commesso tra persone di sesso maschile o da uomini con bestie è punibile con la prigione; può essere imposta anche la perdita dei diritti civili.”…

Nel 1936 lo stesso Himmleristituisce all’interno della suaGestapo una sezione speciale delle SS per la repressione dell’omosessualità e dell’aborto, pronunciando in seguito queste parole: “…dobbiamo capire che se questo vizio continua a diffondersi senza che noi possiamo combatterlo, per la Germania sarà la fine. Purtroppo, il compito non è facile, come lo fu per i nostri antenati. Allora questa non era una punizione, ma soltanto uno spegnersi di una vita anormale. Bisognava scartarli allo stesso modo in cui noi estirpiamo le ortiche e le ammucchiamo tutte insieme per bruciarle. Questa non era una vendetta: l’individuo in questione dove semplicemente sparire”. Dietro questo abominevole discorsoHimmleril 4 aprile 1938 dispone che tutti gli omosessuali dovranno essere arrestati per “atti contrari alla morale”, e inviati direttamente ai Lager senza che gli venga apposto nessun processo. Ai triangoli rosa dei lager veniva riservata una particolare attenzione dalle guardie naziste, violenze indicibili, mansioni aberranti al solo scopo terapeutico per i più forti, mentre i più deboli venivano subito spediti nelle camere a gas…in pratica erano considerati gli ultimi tra gli emarginati.

Questo era il Nazismo tedesco, ma il Fascismo italiano? La politica contro gli omosessuali del Fascismo fu effettivamente più breve, in pratica durò solo 3 anni (dal 1936 al 1939), ma non per questo fu meno infame, infatti dietro la volontà di imitare, o meglio scimmiottare la Germania Nazista, l’Italia dichiarò gli omosessuali come una “nuova razza” al pari degli ebrei o dei negri. Questo modello risultò immediatamente paradossale in quanto l’Italia fascista riconosceva gli omosessuali come appartenenti ad un gruppo sociale (anche se dichiarato criminoso), e questo si contraddiceva in pieno con il voler imitare il modello nazista che tendeva alla cancellazione totale di questi esseri umani. Il tutto si tradusse fortunatamente, in poco più di 80 condanne al confino politico inflitte per “difesa della razza” agli omosessuali da parte del regime fascista nel triennio 36-39.

Ma ora che conosciamo gli errori commessi, le nefandezze nascoste, come è possibile che vi siano uomini che inneggino a quel passato come una soluzione, come uno stile di vita, come una moda da seguire per sentirsi parte di un gruppo? Dove sono finite le parole dei nostri anziani, le sofferenze impresse nei loro occhi mentre raccontavano quei tempi?

Vorrei concludere questa piccolo e doloroso racconto del nostro passato, con una frase rubata in un post di un amico medico e persona di grande umanità, che nel giorno della memoria scriveva “che bella la parola memoria…sa di libertà”.

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di Leonardo Mercuri

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