Covid, cenoni di Capodanno tra disdette e paura: le voci dei ristoratori di Foligno

Anche in città, tempi duri per gli imprenditori: c’è chi è riuscito a compensare le perdite in sala con l’asporto, chi parla di “situazione disastrosa” e di telefoni che non squillano

Le luminarie del centro di Foligno

L’impennata dei contagi si ripercuote anche sul mondo della ristorazione. Ed in particolare sui cenoni di Capodanno, per i quali, in molti casi, latitano le prenotazioni e fioccano le disdette. Vale anche a Foligno dove c’è chi, per correre ai ripari, ha puntato sull’asporto, riuscendo più o meno a recuperare le perdite in sala.

“I telefoni non squillano – racconta a Rgunotizie Daniele Costarelli di Mangiafuoco – già dopo l’introduzione del super green pass c’è stato un periodo di stallo in cui le persone sono rimaste in attesa di capire cosa fare. Negli ultimi giorni – prosegue – riceviamo qualche prenotazione in sala ma sono soprattutto coppie, o massimo quattro persone, niente più grosse tavolate perché la gente ha paura. Non siamo ancora al 50% della capienza – spiega -, speriamo di arrivarci ma non sarà facile anche perché manca inevitabilmente il clima di festa”. Stando al ristoratore, molto è stato recuperato con il servizio menù d’asporto, che, però, non tutti i locali sono in grado di garantire. “Questa situazione – conclude Costarelli – non arriva certo come un fulmine a ciel sereno, ce l’aspettavamo e per questo siamo stati molto accorti con i fornitori nell’ordinare le materie prime ed attenti a chiamare personale extra per la serata di San Silvestro”.

Chi non si immaginava uno scenario del genere, invece, Riccardo Vitiani del Ristorante Pagnò. “La situazione è disastrosa – racconta alla nostra redazione -, dicembre è solitamente il mese in cui si lavora di più ma quest’anno non è andata così. In sala si è passati da 36 prenotati a 16 per via delle disdette – sottolinea – e sull’asporto, con 40 prenotazioni annullate, non è andata meglio”. Asporto che, a sentire Vitiani, non ha dunque compensato le perdite in sala, anche “perché – dice – la gente chiama per annullare in virtù di qualche soggetto positivo tra il gruppo”.

Di “continue disdette e ri-prenotazioni” parla invece il titolare di Botanico, Metemagno e MenteLocale, Paolo Berti. “Fortunatamente il saldo delle prenotazioni sta andando bene e siamo pieni – dice a Rgu – ma tremi ogni volta che squilla il telefono perché non sai cosa aspettarti”. A sentire Berti, infatti, la situazione può cambiare di ora in ora, “una cosa mai successa – spiega – negli anni precedenti quando generalmente eravamo al completo già a fine novembre”. “Bene l’asporto che sembra tirare molto – riferisce – con 500 prenotazioni, il doppio di quello che ci aspettavamo. Ma anche qui – conclude l’imprenditore - sono state numerose le rinunce”.

“Noi già da giorni avevamo rinunciato all’idea del cenone – racconta Giorgio Fusaro di Winner – e abbiamo spinto forte sul servizio d’asporto. C’è stata una buona risposta con circa 300 prenotazioni e pochissime disdette – prosegue – ma le cose possono cambiare da un momento all’altro. Per ora non ci lamentiamo e ci siamo organizzati bene anche sulle materie prime – dice -, ordinate tutte in queste ore”. Ma a preoccupare Fusaro è piuttosto il dopo Capodanno: “Dal 2 gennaio in poi è facile prevedere un calo dell’affluenza – evidenzia -, potrebbe essere un mese di sofferenza perché la gente ha paura della variante Omicron del virus”.

“Paura dei clienti che si avverte nitidamente”, ci racconta Evaristo Pacchia di Moonrise -Sushi & Thai Food. “Noi eravamo partiti per fare sia servizio in sala che d’asporto – dice – ma in virtù anche delle tantissime disdette al tavolo abbiamo deciso di puntare solo sul secondo. Ovviamente non è facile riorganizzare il tutto in poco tempo e ‘spostare’ le persone dal tavolo alla consegna a casa – aggiunge Pacchia -, le perdite ci sono state ma per ora le cose vanno tutto sommato bene. Incrociamo le dita e ci riteniamo fortunati – conclude – anche perché ci sono alcuni locali che dovranno necessariamente restare chiusi a causa delle positività al Covid del personale”.

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di Matteo Castellano

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