La Usl2 cambia il gestore del trasporto sanitario. La denuncia: "Contratti inferiori di 485 euro"

Cgil, Cisl e Uil all'attacco sull'appalto dei servizi di collegamento tra strutture: "Oltre al danno economico, il nuovo scenario intacca la dignità dei lavoratori"

La sede dell'Usl Umbria 2

Redditi e tutele a rischio per gli operatori del trasporto sanitario della Usl2. A preoccupare è infatti il cambio di gestore che si occuperà dell'appalto dei servizi di collegamento tra strutture e trasporto sanitario. Gestore che dovrebbe applicare un contratto di lavoro che andrà ad incidere sui diritti maturati dai dipendenti. La denuncia è arrivata dalle organizzazioni sindacali Fp Cgil, Fisascat Cisl e Uil Fpl. “È evidente – commentano i sindacati – che questo scenario, oltre all’enorme danno economico per lavoratrici e lavoratori ne intacca la dignità stessa. È assurdo vedere il quasi completo riassorbimento del personale avente diritto, il riconoscimento del monte orario settimanale, nonché le stesse mansioni, a un prezzo scandalosamente inferiore, come inferiori sono i diritti che riguardano la malattia (non riconoscimento della carenza) o gli scatti di anzianità non presi in considerazione”. Come spiegato dalle organizzazioni, il contratto nazionale di lavoro siglato dal sindacato Cisal e che viene applicato dal consorzio vincitore della gara d’appalto, comprime i diritti acquisiti dai lavoratori nel corso degli anni e, di conseguenza, sarà causa di una perdita economica e normativa non indifferente. Con il nuovo gestore, infatti, i lavoratori potrebbero ricevere 485 euro lordi in meno in busta paga: “La qualifica proposta – continuano i sindacati – per la riassunzione da parte delle cooperative consorziate che andranno a gestire i servizi, nella maggior parte dei casi è il livello D2 Ccnl Cisal – ‘Case di Cura’ e prevede una retribuzione mensile lorda full time pari a 920 euro a fronte di un inquadramento in essere (C1 del Ccnl Cooperative Sociali) che prevede una retribuzione mensile lorda full time pari a 1.405,21 euro. Stiamo assistendo quindi ad una diminuzione della retribuzione lorda mensile di 485 euro”. Una condizione, a parità di orario e mansioni, inaccettabile. Le organizzazioni sindacali sono pronte a reclamare, sia alla politica regionale che al ministero del Lavoro, una legge regionale volta a intervenire concretamente nella regolazione degli appalti e che garantisca una migliore qualità del servizio e della sicurezza, anziché “trarre punteggio dallo sconto del costo del lavoro. La concorrenza – concludono – non può essere sulle spalle di chi lavora”.

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di Linda Scattolini

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