Povertà, l'Osservatorio di Foligno al lavoro per una serie di azioni congiunte

L'organismo che vede l'unione di intenti dei sindacati e del Comune sta studiando i bisogni dei cittadini, anche quelli delle zone di montagna. Il 10% degli abitanti è povero

La vista di Foligno dall'alto (foto Vissani)

“Nel Folignate il dato sull’impoverimento è simile a quello nazionale, il 10% della popolazione è già in stato di povertà mentre un quarto è in una situazione a rischio”. A dirlo a Rgunotizie è il segretario provinciale di Spi Cgil, Mario Bravi, evidenziando pure come il 25% degli abitanti rischino appunto di scivolare in stato di povertà, sommandosi a quel 10% di persone che, ad oggi, non riesce a far fronte ai bisogni essenziali. Un’istantanea che il sindacalista scatta a poche ore di distanza dal primo incontro (il 27 settembre) dell’Osservatorio sulle povertà che le sigle Cgil, Cisl, Uil e Spi, Fnp e Uilp hanno avuto con l’assessore al Welfare di Foligno, Agostino Cetorelli, insieme al suo staff. Un tavolo attraverso cui si sta lavorando in maniera comune per definire una serie di azioni e provvedimenti concreti che contribuiscano a contrastare il caro bollette e che tutelino al meglio aiutino le fasce più deboli. Durante il primo confronto, stando a quanto si apprende, si è anche deciso di avviare un’analisi dei bisogni dei cittadini della montagna, a partire dagli anziani, per contrastare spopolamento e solitudine. Insomma, le parti, comprese Caritas ed associazioni di volontariato, sono al lavoro per realizzare progetti che, in generale, impediscano un ulteriore impoverimento della popolazione. Impoverimento che non risparmia giovani precari ed anziani, i quali costituiscono il 30% della popolazione se si considerano gli ultra 65enni ed il 10% considerando, invece, gli ultra 80enni. 

E proprio gli anziani a Foligno, a sentire Mario Bravi, “sono sempre più poveri, soprattutto le donne”. Le maggiori difficoltà, per il sindacalista, riguardano infatti proprio loro, “che – spiega – vivono più a lungo, in termini di aspettative di vita, ma vivono male”. “Molte anziane vedove a Foligno, dove tra l’altro le pensioni sono più basse della media nazionale – evidenzia Bravi –, usufruiscono solo di quella di reversibilità del marito e quindi sono talvolta costrette a vivere con 600 euro al mese”. E tra i fattori che, in generale, oggi pesano di più sulla povertà del territorio Bravi individua il caro bollette, “con le misure predisposte dal Governo – dice – totalmente inadeguate”. Un quadro, insomma, rispetto cui sindacati e Comune intendono lavorare e di cui si è appunto parlato nell’incontro di qualche giorno fa. “È stato un confronto positivo – continua Bravi – in cui abbiamo concordato diverse iniziative”. 

Per il segretario di Spi Cgil occorre poi riflettere sulla “media di invecchiamento della popolazione che nella città della Quintana, così come in Umbria, è più altra di quella italiana: in questo senso – osserva -, una parte significativa di ultra 80enni non è più autosufficiente e, in certe situazioni, con famiglie sempre meno numerose, sorgono dei problemi”. Da qui la richiesta avanzata dal sindacato di “potenziare l’assistenza domiciliare integrata per evitare contestualmente lo spopolamento della montagna folignate”. Ultimo allarme lanciato da Bravi in tema anziani è quello riguardante il rischio che gli stessi non si curino più: “Con le liste d’attesa infinite per certe prestazioni sanitarie – spiega – molti di loro, che magari hanno un reddito basso, rinunciano a curarsi piuttosto che mettersi ‘in fila’ o spendere soldi nel privato. Ma così facendo – conclude il sindacalista – aumenta il tasso di mortalità della popolazione”.

Logo rgu.jpg

di Matteo Castellano

Aggiungi un commento