Consiglio comunale saltato, tra Schiarea e Falasca scatta la guerra delle mail

L'esponente di Movimento per Foligno ha giustificato per posta elettronica la sua assenza: “Non accetto lezioni”. La replica: “L'hai inviata sette minuti prima dell'assemblea”

Lorenzo Schiarea durante un consiglio comunale

Lorenzo Schiarea non ci sta e a poche ore di distanza dall'attacco di Vincenzo Falasca (leggi qui), dice la sua sull'assenza in consiglio comunale. Assenza che di fatto non ha permesso di ottenere il numero legale per la discussione del bilancio 2017. Un “inciampo” della maggioranza che ha mandato su tutte le furie uno dei suoi componenti, quel Vincenzo Falasca passato qualche mese fa nel Gruppo misto ma che non ha mai fatto mancare il suo apporto all'amministrazione Mismetti. Alle dure parole utilizzate nei confronti di Schiarea, fanno da contraltare quelle di quest'ultimo: “Tramite mail – scrive Schiarea in una nota - avevo informato chi di dovere che gravi problemi familiari mi avrebbero impedito la partecipazione al consiglio comunale nella data e nell’orario prefissato. Se poi – prosegue il capogruppo di Movimento per Foligno - e questo è davvero un problema di natura non solo politica ma anche di rispetto personale, non si è convenuto di aggiornare data ed orario del consiglio comunale, il problema non è del sottoscritto ma eventualmente di chi ha ritenuto di non poterlo fare”. Ed è per questo che Schiarea non vuole lezioni da nessuno, “tantomeno – scrive nella nota inviata alle redazioni – da chi non ha patente e neppure autorevolezza per farlo”. Pronta la controreplica di Falasca, che innesca quella che potrebbe essere definita la “guerra delle mail” in maggioranza. “Il consigliere Schiarea ha mandato una mail al presidente del consiglio alle 07:53 di questa mattina (mercoledì mattina ndr) – scrive Falasca - con il consiglio convocato per le 8 e che ovviamente non era stata letta, ma poco sarebbe cambiato. Abbiamo una chat con la quale comunichiamo come consiglieri e giunta e nella quale niente era stato scritto – conclude -. Nessuna mail in cui si chiedeva lo spostamento”.

Fabio Luccioli

di Fabio Luccioli

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