Fils, Stefania Filipponi tuona di nuovo: "Ci illustrino il piano industriale"

Dopo la bocciatura del documento da parte dei lavoratori, l'esponente di minoranza torna alla carica: "Le scelte future non devono essere frutto di decisioni furbesche"

Stefania Filipponi

Stefania Filipponi vuole vederci chiaro sulla vicenda Fils, a cominciare dal nuovo piano industriale che il consiglio comunale di Foligno aveva chiesto come condizione base per definire un’eventuale copertura degli oltre 500mila euro di perdita d’esercizio. E ora che quel piano industriale sembra esser stato redatto, la capogruppo di Impegno civile chiede che venga sottoposto all’esame della massima assise cittadina o quantomeno – scrive in una lettera indirizzata al sindaco Nando Mismetti – alla conferenza dei capigruppo. Un atto dovuto per l’esponente di minoranza, dal momento che “i consiglieri comunali – spiega Filipponi – sono gli unici soggetti deputati ad adottare decisioni sul futuro della società Fils srl in liquidazione”, e che si va ad aggiungere al fatto che il documento, comunque, è stato anche già oggetto di approfondimento in sede sindacale. Anche perché, come ricorda la stessa Filipponi, "il piano industriale redatto dal professor Giuseppe Ferranti, per il cui intervento sembra sia stato apposto sul bilancio sociale circa 25mila euro, non è ancora stato inviato ai consiglieri comunali". Per poter proporre la ricapitalizzazione – prosegue la consigliera comunale – “l’amministrazione ha chiesto ai dipendenti la sottoscrizione di un nuovo contratto identificato nel Ccnl ‘multiservizi imprese industriali’ più conveniente per la società, con aumento dell’orario di lavoro e riduzione del costo orario annuale”. Proposta che però l’assemblea dei dipendenti, come spiegato dal sindaco Mismetti in occasione della conferenza di inizio anno dell’amministrazione comunale, non ha approvato. Per Stefania Filipponi, dunque, il dibattito si fa urgente sia per ciò che riguarda il nuovo contratto, sia sul nuovo assetto che si intende dare a Fils, che prevedrebbe la nomina di un direttore tecnico che verrebbe a costare 80mila euro annui, ma anche sui "risparmi" preventivati e sulla ipotizzata vendita dell'immobile di via IV Novembre. Tutte questioni su cui, dice l’esponente di Impegno civile, andrebbe fatta chiarezza in primis nell’interesse dei folignati, che – prosegue - “hanno diritto di conoscere chi siano i soggetti effettivamente responsabili dello stato di decozione della società e quale sia l'ammontare dei debiti che ricadranno sull'erario comunale”. “Si auspica – conclude quindi Stefania Filipponi - che le scelte sul futuro della Fils siano oggetto di una seria, approfondita e pubblica disamina e non frutto di furbesche decisioni finalizzate esclusivamente ad esonerare da responsabilità i vertici aziendali e politici, addossando magari le ‘colpe’ sui dipendenti, rei di non aver accettato condizioni contrattuali peggiorative”.

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di Redazione

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