Spoleto, è scontro Comune-commercianti sull'arredo urbano

Botta e risposta tra l'assessore Antonio Cappelletti ed il presidente di Confcommercio, Tommaso Barbanera. Ecco le rispettive ragioni

Piazza del Mercato a Spoleto

Arredo urbano e dehors, è scontro frontale tra l’assessore Antonio Cappelletti e Associazione commercianti, in primis con il presidente Tommaso Barbanera che difende a spada tratta tutti quegli associati che in questi ultimi tempi hanno sollevato polemiche rispetto a quella che, secondo loro, è stata una imposizione da parte dell’amministrazione a non allestire strutture esterne ai propri esercizi soprattutto durante il periodo estivo. E la polemica si è fatta incandescente a suon di comunicati stampa. Dell’assessore Cappelletti che ha voluto ripercorrere le tappe che hanno portato a questa decisione, e di Tommaso Barbanera, presidente dell’Associazione commercianti, che punta il dito contro l’amministratore spoletino, reo, a suo dire, di non aver voluto trovare una soluzione condivisa che accontentasse tutte le parti in causa. “La necessità di regolare l'arredo dei dehors è nata da precise disposizioni della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici dell'Umbria – spiega nel suo comunicato Cappelletti - per impedire il numero indiscriminato di installazioni temporanee presenti nel centro storico di Spoleto. È per questo che la precedente amministrazione comunale aveva già stilato un regolamento concordato con la Soprintendenza stessa. Di lì, rinvio dopo rinvio, si è arrivati al 2014 anno in cui la Soprintendenza ha fatto capire che il mancato rispetto degli impegni avrebbe portato al suo diniego sulle richieste di autorizzazioni paesaggistiche. L' attuale amministrazione, allora appena insediatasi – spiega l’assessore Antonio Cappelletti all’urbanistica e all’arredo Urbano - si è vista obbligata ad approvare il regolamento, non senza riuscire però ad ottenere, dalla Soprintendente allora in carica, una moratoria di due anni per consentire agli operatori commerciali, che, come detto, già da anni sapevano di doversi adeguare, un ulteriore lasso di tempo per organizzarsi”. “La cosa che ci rammarica è non aver mai voluto instaurare un tavolo tecnico dove fossero contemplate le esigenze paesaggistico-architettoniche della città e quelle delle attività commerciali, e dei lavoratori – ribatte Barbanera - dando la possibilità alle attività di poter scegliere tra ombrelloni e gazebo, magari più leggeri, ma comunque più funzionali all’esercizio delle attività di ristorazione e di bar. E’ questo il vero problema, caro assessore, la non volontà di costruire un percorso virtuoso che portasse ad una soluzione condivisa, celandosi dietro la volontà della Soprintendenza”.

Ecco le note integrali dell’assessore Cappelletti e del presidente Ascom, Barbanera.

Questo il comunicato di Antonio Cappelletti

In merito alle polemiche sui dehors e sul regolamento dell’arredo urbano l’Amministrazione Comunale ripercorre le tappe che hanno portato al regolamento, spiegando l’importanza delle nuove regole per la tutela dei beni monumentali e della vocazione turistica di Spoleto e respingendo come strumentali e infondate le accuse di aver imposto all’improvviso ai commercianti una propria decisione. La necessità di regolare l'arredo dei dehors è nata da precise disposizioni della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici dell'Umbria per impedire il numero indiscriminato di installazioni temporanee presenti nel centro storico di Spoleto. È per questo che la precedente amministrazione comunale aveva già stilato un regolamento concordato con la Soprintendenza stessa. Di lì, rinvio dopo rinvio, si è arrivati al 2014 anno in cui la Soprintendenza ha fatto capire che il mancato rispetto degli impegni avrebbe portato al suo diniego sulle richieste di autorizzazioni paesaggistiche. “L' attuale amministrazione, allora appena insediatasi – spiega l’Assessore Antonio Cappelletti all’urbanistica e all’arredo Urbano - si è vista obbligata ad approvare il regolamento, non senza riuscire però ad ottenere, dalla Soprintendente allora in carica, una moratoria di due anni per consentire agli operatori commerciali, che, come detto, già da anni sapevano di doversi adeguare, un ulteriore lasso di tempo per organizzarsi”. All'indomani dell'approvazione del regolamento sull'arredo urbano vi fu un cambio del Soprintendente che chiese regole ancora più restrittive, “negando autorizzazioni – ricorda Cappelletti - anche per pedane e ombrelloni e disconoscendo il periodo di moratoria concesso in precedenza. In quell'occasione l'Amministrazione si schierò a fianco dei commercianti per trovare soluzioni che consentissero di montare ugualmente gli arredi esterni in quella fase di transizione e per rispettare l'impegno di moratoria preso con i commercianti, i quali, da parte loro, si impegnarono in quel momento ad adeguarsi al regolamento alla scadenza del periodo di moratoria. Ricordo che in quel periodo, per la posizione assunta a difesa dei commercianti, presso gli uffici comunali si presentarono anche i carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio culturale inviati su richiesta del Soprintendente allora in carica. Accusare oggi l'amministrazione comunale di aver gratuitamente messo in atto un provvedimento che mette in difficoltà i commercianti non risponde, prima di tutto, alla realtà storica dei fatti. Negli anni poi, chi richiedeva ex novo autorizzazione per un dehors veniva già fatto adeguare alle nuove norme e così tanti hanno fatto fino ad oggi. Oggi alcuni commercianti vorrebbero, all'ultimo momento, venir meno agli impegni presi, con buona pace di tanti loro colleghi che si sono adeguati alle nuove norme. Solo questo risulterebbe già in sé ingiusto. Quando si applica un regolamento si applica infatti per tutti”. “Non capisco – conclude Cappelletti - il vero motivo della protesta. C’è chi sostiene che sia impossibile lavorare con gli ombrelloni ma molti esercizi lo fanno da anni. Altri sostengono che sarebbe stato necessario un ulteriore rinvio di un anno quando di rinvii in questa vicenda ne sono stati concessi già tanti ed oramai, visto il tempo trascorso, si sarebbero create vere disparità di trattamento tra un esercente ed un altro. Da un'altra parte ancora si lamenta che l'amministrazione comunale non sarebbe venuta incontro alle esigenze di sconto sulla TOSAP omettendo di dire che per bar e ristoranti il pagamento è stato rinviato a novembre e cioè a fine stagione. Non è neppure il caso di parlare di chi poi si lamenta che si i propri clienti si bagnino perché ha deciso di non mettere gli ombrelloni”. “L'alleggerimento degli arredi dei dehors è una tendenza – conclude Cappelletti - che si va affermando in ogni parte d'Italia proprio perché è maturata una nuova consapevolezza di tutela dei nostri beni monumentali che impone di non consentire più un’indiscriminata proliferazione di stili diversi sulle nostre vie e piazze. Più che mai in una città come la nostra che è a vocazione turistica ed è un museo a cielo aperto. Basterebbe immaginare cosa sarebbe oggi piazza del Mercato, dove ci sono ben dieci dehors, se ogni bar e ristorante avesse diritto di edificare un gazebo più o meno chiuso”.

E il presidente dell’Ascom, Tommaso Barbanera, risponde

Gentile Assessore,

le rispondo in qualità di Presidente Confcommercio a nome di tanti commercianti che hanno sollevato questa problematica negli ultimi giorni. E’ vero che la necessità di adeguare l’arredo dei dehors è nata da precise disposizioni della Soprintendenza, ed è vero che questa vicenda va avanti dalla precedente amministrazione che stilò un regolamento - da noi mai condiviso - e da voi poi recepito , dopo tante riunioni nelle quali ci fu presentato addirittura un ombrellone “rovesciato” che doveva raccogliere acqua e pedane che dovevano essere dipinte da artisti e smontate ad ogni fine stagione e messe all’asta!!! Quindi conosco bene questa vicenda in quanto l’ho seguita prima da Vice Presidente, poi da Presidente Confcommercio. E’ ovvio che tutte queste proposte, sia quelle fatte dalla precedente che dall’attuale amministrazione, sono state da noi avversate, visto il contesto economico già allora deficitario e la non funzionalità delle strutture proposte. La cosa che ci rammarica è non aver mai voluto instaurare un tavolo tecnico dove fossero contemplate le esigenze paesaggistico-architettoniche della città e quelle delle attività commerciali, e dei lavoratori, dando la possibilità alle attività di poter scegliere tra ombrelloni e gazebo, magari più leggeri, ma comunque più funzionali all’esercizio delle attività di ristorazione e di bar. E’ questo il vero problema, caro Assessore! La non volontà di costruire un percorso virtuoso che portasse ad una soluzione condivisa, celandosi dietro la volontà della Soprintendenza. E ci dispiace anche, rispetto all’ultima richiesta di proroga fatta a novembre, non aver compreso le difficoltà e il dramma delle aziende e dei loro dipendenti in quanto, come lei ben sa, Spoleto ha subìto un terremoto dalle effetti economici devastanti! Abbiamo anche chiesto uno sconto della TOSAP, che non è stato concesso; è stata solo concessa una proroga, dopo aver comunque pagato la prima tranche, per poi essere costretti a pagare TUTTO a novembre in un’unica soluzione. Come lei ben sa, nell’ambito della moratoria dei mutui, avevamo chiesto di utilizzare una parte di queste risorse per defiscalizzare le imprese, particolare attenzione a quelle del centro storico; purtroppo anche questa richiesta non è stata recepita. In riferimento a tutte le rimostranze che stanno venendo fuori oggi, sono tutte cose che noi avevamo previsto e detto, in tante occasioni - conoscendo la reale situazione economica del nostro comprensorio - senza che nessuno ne abbia tenuto conto; è ovvio che prima o poi tutto ciò sarebbe esploso. Oggi la realtà economica è ancora peggiorata a causa del sisma e molte attività si trovano a dover sostenere ingenti costi per adeguarsi alla normativa; si vedono ridotto l’utilizzo dello spazio esterno per pochissimi mesi, viste le repentine variazioni climatiche a cui la città è soggetta; tutto questo provoca un ulteriore regresso dell’ occupazione, oltre ad un grave danno economico, in virtù del fatto per che tutte queste attività il maggiore incasso avviene nel periodo da aprile a ottobre; parliamo di sopravvivenza degli esercizi. Sono sempre disponibile ad un confronto costruttivo, che in alcuni casi abbiamo avuto, nel rispetto dei reciproci ruoli.

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di Rosella Solfaroli

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