L’uscita della Regione dal Centro studi di Foligno nella prossima assemblea legislativa

Nella seduta di martedì 12 luglio, spazio all’interrogazione di Tommaso Bori (Pd) per conoscere i motivi che hanno spinto la giunta Tesei a lasciare. Il "dem": “Decisione anomala”

Il Centro studi di Foligno

Il Centro studi “Città di Foligno” approderà domani, martedì 12 luglio, sui banchi del consiglio regionale. E lo farà sulla base dell’interrogazione presentata dal consigliere Tommaso Bori, attraverso la quale, lo stesso esponente del Partito democratico vuole “comprendere i motivi che hanno spinto la giunta regionale ad uscire dalla compagine associativa del Centro folignate”. Questo, dunque, il punto: la decisione di palazzo Donini “di recedere dal rapporto di partecipazione” nella realtà oggi presieduta da Daniele Mantucci. Quella, cioè, nata del 1999 per gestire l’amministrazione e la logistica del polo universitario di Foligno e diventata un’agenzia formativa, “punto di riferimento – sottolinea Bori - del territorio”. L’esponente "dem" chiede quindi al governo regionale di “conoscere quali ragioni e valutazioni siano state condotte dalla giunta, in maniera esclusiva e difforme rispetto alla valutazione degli uffici, per assumere questa decisione”. E nell’annunciare, qualche settimana fa, la sua interrogazione, Bori non ha mancato di rimarcare l’importanza del Centro studi “Città di Foligno”: “Rappresenta da oltre venti anni un presidio fondamentale per la città, dal punto di vista economico e culturale. È un polo didattico cittadino dell’Università – ha evidenziato il consigliere regionale -, con 400 studenti presenti nei tre diversi corsi di laurea attivi: un’istituzione – ha proseguito - che contribuisce allo sviluppo del territorio e alla costruzione di opportunità formative e professionali”. Bori ha spiegato però come, negli ultimi anni, il Centro sia stato “gradualmente depotenziato, sottoposto a continui tagli negli investimenti da parte del Comune di Foligno e della Regione Umbria”. Inoltre, ricordando come, secondo lo statuto sottoscritto da Comune, Università, Regione e Provincia, palazzo Donini dovesse versare circa 25mila euro come quota associativa e palazzo Orfini Podestà si impegnava a versamenti non inferiori ad 80mila euro, Bori ha evidenziato che “di fronte all’uscita del 2021, il Centro studi ha fatto appello al ritorno proprio della Regione nella compagine associativa per tutelare e consentire il proseguimento dei corsi universitari”. Il tutto, sempre stando al consigliere, in una situazione in cui il Cda del Centro aveva a più riprese denunciato la perdita di patrimonio registrata nel 2021, “causata dalla riduzione del contributo versato dal Comune”, ed aveva anche proposto la trasformazione del Centro stesso da “associazione” a “fondazione”. Per l’esponente del Pd, occorre insomma fare chiarezza sulla decisione dell’uscita di scena della Regione, “apparsa anomala – osservava sempre Bori – anche perché la direzione regionale competente dichiarava che c’era l’interesse a permanere, ‘fatte salve eventuali diverse valutazioni e determinazione della Giunta regionale in sede collegiale’”.

Della questione si è recentemente occupata anche la Gazzetta di Foligno, raccogliendo la voce del numero uno del Centro studi, Daniele Mantucci. Lo stesso che, rispetto proprio al rientro della Regione nella compagine, ha parlato di “segnali positivi”. Sì, perché il presidente, tra le altre cose, ha confermato l’impegno di rivalutare la decisione presa dalla governatrice Donatella Tesei dopo un colloquio con il sindaco folignate, Stefano Zuccarini. “La Regione è uscita prima che diventassi presidente e da mesi stiamo lavorando perché possa tornare – ha detto Mantucci al settimanale di via Saffi -. Non conosco le ragioni dell’uscita – ha quindi aggiunto -, ma ho comunque ricevuto rassicurazioni che spero si concretizzino a brevissimo”.

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di Matteo Castellano

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