Città di Foligno, è la fine? Ius: "Meritate la Prima categoria"

Il presidente spara a zero contro tutto e tutti: "Quando sono arrivato lo stadio era un campo di grano. Io non chiedo niente a nessuno, ma tutti mi remano contro: cambieranno molte cose"

Gianluca Ius si scalda

Il Città di Foligno ha finito anzitempo la sua stagione? Forse è ancora troppo presto per dirlo, ma sicuramente il 1° dicembre è una data da cerchiare in rosso per la vita della società guidata dal presidente Gianluca Ius. Il numero uno di via dei Mille, in una conferenza stampa show, ha detto la sua sulla situazione della prima squadra di calcio della città. “Ad una settimana dal mio appello, che serviva per smuovere qualcosa e darci la possibilità di fare, ho ricevuto zero risposte e zero riscontri – afferma Gianluca Ius – è evidente che da parte di tutta la città e di chiunque, tranne i soliti quattro o cinque veri tifosi, io non ho avuto nessuna telefonata. L’unico a farlo, per solidarietà, è stato il presidente del Trestina che ringrazio”. Quando entra nel merito degli argomenti, Ius si scalda: “Questa città merita di avere un calcio da Prima categoria e di non stare in una serie superiore. I problemi non sono nell’immediato, ma nel futuro, ovvero nel garantire una stabilità a questa società – incalza il presidente –. Una settimana fa avevo detto di non volerci più mettere la faccia qualora non ci fossero stati i presupposti, perché fino ad oggi mi sono adoperato per dare continuità e per garantirgli un futuro”. Gianluca Ius però non si trattiene ed esplode, urlando contro tutto e tutti: “Qui è follia pura, mi devo crocifiggere sul campo? – si chiede -. Ma che c**** stiamo dicendo? Il segnale non deve arrivare da me come dicono in molti. Io sono arrivato, ho rimesso a posto uno stadio che sembrava un campo di grano, ho messo insieme dei professionisti formando una squadra, ho portato Sky. Faccio arrivare i soldi per metà della stagione, ovvero 250mila euro, e me li hanno rimandati indietro. Cosa devo fare di più? In questo paese vi dovete svegliare”. Insomma, un vero e proprio fiume in piena: “Foligno non merita un pazzo del genere, perché se prendo un impegno lo porto avanti. Sembra che qui mi si stia facendo un favore, io invece non li voglio, così come non voglio soldi e non ho chiesto un euro di sponsor, ma nemmeno non poter usare i miei soldi – sottolinea il patron biancazzurro -. Ero preparato a non avere nessun aiuto, ma non che mi si remi anche contro”. Dall’amministrazione comunale è arrivato qualche segnale? “Ma per favore – risponde in maniera secca -, probabilmente il sindaco è rimasto male dopo alcune mie dichiarazioni, come quella delle bollette della Vus”. Il problema in casa Foligno sembra comunque essere quello della liquidità: “L’unica banca che mi ha aperto il conto corrente della provincia, ha ricevuto un bonifico di metà della stagione e, dopo averlo tenuto per quindici giorni, mi ha detto che per una sua policy non vuole mettersi nel mondo del calcio e con il Foligno” sottolinea Gianluca Ius. Cosa farà dunque ora Gianluca Ius? “Non scappo né lascio le cose intentate. Il Città di Foligno fa parte del mio gruppo di società ma cambieranno molte cose. Cambierà l’assetto societario con l’inserimento di un amministratore delegato, così come cambierà il consiglio d’amministrazione. Io non posso più buttarci né sangue, né anima, né tempo, perché mi è passata la voglia – spiega il presidente -. Ius si è rotto i co******, ma l’unica remora che non mi fa chiudere domani riguarda i miei ragazzi: nessun altro di questa c**** di città è interessato a loro. Non mi interessa più di fare il presidente del Città di Foligno”. In apertura di conferenza, Ius ha voluto salutare Evans Kondogbia, che lascerà il Foligno per nuove avventure. Un addio al calcio? Il giocatore ha risposto che ora “il pallone è in secondo piano”, ma sembrerebbe vicino ad una squadra di serie D, probabilmente il Seregno. Al termine della conferenza stampa, Ius si è incontrato con la squadra per metterla al corrente della situazione.

Ius e Kondogbia

 

Fabio Luccioli

di Fabio Luccioli

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