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Guasto ad un treno della tratta Roma-Foligno: un viaggio della speranza lungo otto ore

Pubblicato il 3 Marzo 2017 16:29 - Modificato il 5 Settembre 2023 17:58

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E’ stata un’odissea durata circa otto ore quella vissuta dai pendolari che mercoledì nel primo pomeriggio sono saliti sul treno delle 14,28 per tornare a casa da Roma. Pendolari di varie città dell’Umbria, e non solo, tra cui di Spoleto. E l’allarme per ciò che gli stava capitando ormai già da qualche ora, è stato lanciato proprio da una spoletina, Laura Frascarelli, attraverso Facebook. Con un messaggio che diceva testualmente così: “Signori, siamo in una situazione delicata e rischiosa. Il treno è il RV 2486 delle 17 da Termini, che sta trasportando i viaggiatori del treno delle 14,28, che ha avuto un guasto. Ora siamo tantissimi in piedi, manca l’aria, qualcuno sta già male e dobbiamo ancora arrivare a Settebagni, non si vede e non si sente chicchessia, per comunicare con noi. Aiutateci se potete, come potete”. Un messaggio scritto in un momento in cui, tutti, erano ignari su ciò che ancora si sarebbe dovuto compiere. Sì, perché tutti quei passeggeri-pendolari partiti da Roma alle 14,28, sono riusciti ad arrivare a destinazione soltanto 8 ore dopo, anche per effetto del ritardo di “soli” 140 minuti del treno che avrebbe dovuto riportarli a casa. Ma veniamo ai fatti che si sono succeduti nel corso del pomeriggio di mercoledì. La causa scatenante di un pomeriggio da incubo per tanti pendolari, è stato infatti un guasto a quel treno delle 14,28 partito puntualmente, questo sì, dalla stazione Termini. “Eravamo quasi a Settebagni quando si è sentito un rumore provenire dal tetto del treno – racconta Laura – il capotreno, dopo un po’, ci ha detto che c’era stato un guasto alla linea elettrica. Sono state così attivate le procedure del caso, siamo stati dunque trasferiti su un altro treno, portati alla stazione di Roma Tiburtina, da dove al sesto binario, alle 17,30 sarebbe dovuto partire il treno per Foligno”. E qui comincia l’odissea dei pendolari e di tutti gli altri passeggeri presenti su quel treno, pare più di 200 persone, e quella richiesta di aiuto da parte di Laura per le ovvie condizioni di disagio in cui quella gente si è trovata proprio malgrado. Causate molto probabilmente da “stress, fatica e stanchezza a cui sono state sottoposte alcune persone durante tutti quei trasferimenti da un treno all’altro e la lunga attesa per poter ripartire – conclude Laura – e tutto questo succede perché mancano treni veloci che servono i nostri territori”.  

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