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Pasta Julia, sindacati e proprietà ai ferri corti

Pubblicato il 24 Luglio 2014 17:14 - Modificato il 6 Settembre 2023 02:57

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È una vera e propria dichiarazione di guerra quella lanciata dalla Fai Cisl e dalla Flai Cgil – con una lettera di diffida – all’indirizzo della proprietà di Pasta Julia, la Spa di Angelo Porzi, Giuliano Scarponi e Gepafin chiamata a decidere sull’affitto del ramo di azienda spellano. Secondo quanto reso noto dai sindacati la Spa starebbe valutando – proprio in queste ore – la proposta di piano industriale firmata Safid. Valigi, Farchioni e Mignini – imprenditori umbri interni alla cordata – avrebbero infatti messo nero su bianco i loro progetti industriali nei confronti dello stabilimento di via del Pastificio. Per i sindacati l’ok all’affitto dell’azienda da parte della Safid – si legge in una nota – potrebbe portare “ad un’inferiore disponibilità economica in capo al concordato, viste le più basse somme offerte, per un minore introito di circa 600mila euro”. “In questo modo – proseguono dalla Fai Cisl e Flai Cgil – si pregiudicherebbero gli interessi dei creditori del concordato e dei lavoratori, in termini di TFR e mensilità arretrate”. Le sigle sindacali sottolineano poi come la Safid non abbia commesse, a differenza della Srl di Nico Valecchi che da due anni ormai garantisce la continuità produttiva dell’azienda spellana. Alla Srl apparterrebbe anche il magazzino, del quale continuerebbe ad avere piena disponibilità in caso di retrocessione dell’azienda al concordato. Ma non solo. La proposta di piano industriale firmata Nico Valecchi conterrebbe anche garanzie sul mantenimento degli attuali livelli occupazionali, “cosa che – denunciano i sindacati – non appare nella proposta della Safid”. Fai Cisl e Flai Cgil, dunque, non ci stanno e annunciano che “non intendono sottoscrivere accordi né di licenziamento collettivo, né di mobilità, né di trasferimento di azienda, né di deroga all’art. 2112 cc”. La priorità per Augusto Paolucci e Loreto Fioretti rimane quindi quella dell’occupazione, per la quale si dicono pronti a ricorrere a tutte le iniziative giuridiche del caso. “Non accetteremo – dichiarano – che motivazioni finanziarie  abbiano la meglio sulla tutela del lavoro. Se ciò dovesse accadere – concludono – attiveremo tutte le forme atte a fare chiarezza, inclusa la richiesta di attivazione di un’apposita commissione d’inchiesta”.

Maria Tripepi
Maria Tripepi
Giornalista professionista - Direttore di Radio Gente Umbra e della Gazzetta di Foligno

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