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Porte spalancate, l’oratorio del Crocifisso mostra tutta la sua bellezza. FOTOGALLERY

Pubblicato il 19 Settembre 2015 08:53 - Modificato il 5 Settembre 2023 23:02

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A diciotto anni dall’ultima volta, l’oratorio del Crocifisso di Foligno ha riaperto le proprie porte alla città. Completati i lavori di recupero dopo il terremoto del 1997, venerdì pomeriggio si è svolta la cerimonia di inaugurazione di un vero e proprio pezzo di storia della città. Posto accanto all’auditorium San Domenico, l’oratorio del Santissimo Crocifisso – che risale al XVII secolo – è entrato a far parte del patrimonio del Comune di Foligno nel 2002, con la stipula di una permuta tra l’Ente di piazza della Repubblica e l’omonima Confraternita, che lo costruì in tre successive fasi dalla seconda metà del ‘500 ai primi del ‘700. La complessa attività di recupero è costata complessivamente un milione e 144mila euro e si è articolata in cinque fasi. Nel corso dell’inaugurazione, il sindaco di Foligno, Nando Mismetti, ha parlato del recupero di un luogo “bellissimo ma sconosciuto a molte generazioni di folignati”. Mismetti ha fatto riferimento anche al progetto “Foligno, città barocca”. “Questa proposta non è molto condivisa in città – ha detto il sindaco – ma vorrei chiarire che non ci illudiamo di pensare a Foligno come al centro barocco italiano per eccellenza, come Lecce. Riteniamo, però, che la nostra città abbia le potenzialità per immaginare itinerari che possano rifarsi al barocco che, comunque, caratterizza la nostra storia. In questi anni è stato creato un circuito museale invidiabile, con il recupero di tanti luoghi che possono costituire un’opportunità per il futuro della nostra città”. E’ intervenuto, tra gli altri, anche l’assessore regionale Luca Barberini sottolineando che “questo recupero è molto importante per la città e va nella direzione individuata dalla politica regionale di recuperare siti di pregio per valorizzare i centri storici”. Don Paolo Aquilini, in rappresentanza del vescovo di Foligno, ha ricordato come i beni mobili sono tutt’ora di proprietà della diocesi e che l’utilizzo dell’oratorio dovrà rimanere simile a quello fatto prima del terremoto.

 

 

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