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Acqua calda da un pozzo di Spoleto, si attendono le analisi dell’Arpa

Pubblicato il 9 Dicembre 2015 10:13 - Modificato il 5 Settembre 2023 22:13

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Potrebbe arrivare dai campionamenti effettuati dall’Arpa la spiegazione allo strano fenomeno avvenuto in un pozzo di San Martino in Trignano a Spoleto, dal quale il proprietario ha scoperto la presenza di acqua calda a circa cinquanta gradi. La scoperta è avvenuta negli scorsi giorni, quando il proprietario del pozzo, ha avvisato la Forestale, arrivata sul posto insieme alla Prociv del Comune di Spoleto. Anche i tecnici Enel sono intervenuti per trovare un eventuale dispersione di calore dovuta ad un guasto nella rete elettrica, anche se le loro prove hanno dato esito negativo. Il sindaco di Spoleto Fabrizio Cardarelli ha firmato un’ordinanza che vieta la captazione nei pozzi della zona per un raggio di circa 200 metri. Stando a quanto riporta il sito d’informazione Umbria24.it, l’acqua calda potrebbe essere il frutto di un’autocombustione dei giacimenti di lignite presidenti nel sottosuolo. In attesa di conoscere i risultati delle analisi dell’Arpa, a questa ipotesi se ne affianca un’altra, quella del geologo Bruno Mattioli, che ha rispolverato uno studio risalente al 2002 svolto dall’Ase in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma. La ricerca evidenziava, come spiegato da Umbria24.it, “la presenza di valori anomali di radon distribuiti lungo lineazioni evidentemente tettoniche, con le anomalie più elevate misurate a San Giovanni di Baiano e San Martino in Trignano dove risultano distribuite anche la maggiori anomalie di Co2 e Ch4”, ovvero anidride carbonica e metano. Secondo lo stesso Bruno Mattioli, non è da seguire invece la pista dell’autocombustione di lignite. Da escludere anche l’ipotesi di attività sismica percepita solamente dalle strumentazioni.

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