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“Non è un paese per parchi”: Foligno, il degrado degli spazi verdi è servito

Pubblicato il 9 Marzo 2016 12:23 - Modificato il 5 Settembre 2023 21:11

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Sembrerebbe paradossale ma, la macchia nera di Foligno – “centru de lu munnu” nel Cuore verde d’Italia – sono i suoi parchi. Eppure di giardini e orti ce ne sono a iosa, ma la gran parte di questi sono inutilizzati o lasciati in pasto al degrado. Percorrendo la mappa delle aree verdi più grandi, e quindi le più adatte ad ospitare cittadini ed eventi, fanno capolino quattro luoghi: gli Orti Orfini, il Parco Fluviale Hoffman, il Parco dei Canapè e gli Orti Jacobilli. Purtroppo in tutti e quattro i casi la situazione non è delle più rosee, o forse in questo caso bisognerebbe dire delle più verdi. Nessuno degli spazi viene utilizzato sfruttando al massimo le sue potenzialità. Nel caso degli Orti Orfini e del Parco Fluviale siamo di fronte ad un vero e proprio abbandono. Entrambi, ad oggi, sono chiusi. I gestori, a cui il Comune aveva affidato in concessione i due siti, hanno infatti restituito anticipatamente le chiavi. Vien da sé che senza qualcuno che si prenda cura e controlli questi luoghi, il risultato non può essere altro che la morte degli stessi. PARCO FLUVIALE HOFFMAN – Nel caso del Parco Fluviale, la situazione sembra ormai combaciare con questo esito. Da mesi ci si lamenta del suo decadimento dato che, come in tanti ricorderanno, non molti anni fa era invece luogo privilegiato di giovani e famiglie, eletto a palcoscenico di tanti eventi culturali. Attraversandolo, cosa frequente dato che si tratta anche di un luogo di passaggio che collega la zona di Sportella Marini a Prato Smeraldo, nonostante la desolazione che regna sovrana, non è insolito fare brutti incontri. Ad essersi impadroniti del posto sono ormai perlopiù roditori, ma anche vandali che, poco rispettosi di quello che è un bene comune, fanno razzia di ogni cosa che incontrano e lasciano in mezzo al verde, dove l’erba non viene tagliata da tempo. ORTI ORFINI – Brutta fine anche per gli Orti Orfini, protagonisti sempre meno di eventi che attirino famiglie e ragazzi e sempre più seduttori di teppisti e vagabondi. Attualmente i suoi cancelli sono chiusi con dei lucchetti, ma lo spettacolo al suo interno negli ultimi mesi è stato veramente scoraggiante: erba incolta, rifiuti abbandonati e spesso e volentieri siringhe sporche. ORTI JACOBILLI – Sembrava si potessero invece rilanciare le sorti degli Orti Jacobilli che si era deciso di destinare ad uso sociale con un bando legato al progetto Orti Urbani, che ne prevedeva la valorizzazione tramite la coltivazione di prodotti tipici. Oltre duemila metri quadrati da assegnare per quattro anni a titolo gratuito: sembrava esser stato studiato tutto nei minimi dettagli ma ad oggi quest’area è ancora inattiva. PARCO DEI CANAPE’ – Tra i più grandi e in voga c’è poi il parco dei Canapè. Nonostante rimanga il giardino più frequentato dai cittadini, con il passare degli anni il viavai di gente si è notevolmente ridotto e limitato alle ore diurne, a differenza del passato quando soprattutto durante la bella stagione era spesso animato anche la sera. A bazzicare il posto sono quindi in gran parte le famiglie con i loro piccoli, gli sportivi e gli amanti delle passeggiate. Loro ma non solo. Si, perché non saranno di certo stati i genitori con i loro figli o chi si reca sul posto per fare un po’ di jogging ad aver ridotto i bagni pubblici nello stato in cui versano. Sangue sui muri, rifiuti di ogni genere, escrementi e sporcizia non fanno sicuramente dell’unico parco accessibile in città un luogo adatto a chi desidera rilassarsi, stare a contatto con la natura o portare a giocare i propri figli. Così anche il parco di via Santa Caterina si guadagna un posto di rilievo nella già pesante e densa lista nera dei parchi folignati.  QUALE FUTURO? – Sulla situazione abbiamo interrogato l’area competente del Comune che però al momento ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione. L’unica notizia trapelata è quella della preparazione di due nuovi bandi relativi ai due parchi “evacuati” dai gestori che ne avevano la concessione, il Parco Fluviale Hoffman e gli Orti Orfini. Nessuna informazione ancora però per quanto riguarda i tempi di attesa. Bisognerà comunque interrogarsi anche sul perché chi si occupava della loro gestione ha preferito lasciare il campo.

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