7.8 C
Foligno
martedì, Febbraio 10, 2026
HomeEconomiaDal Tibet a Foligno: un gruppo di giovani agricoltori porta le bacche...

Dal Tibet a Foligno: un gruppo di giovani agricoltori porta le bacche di Goji in Umbria

Pubblicato il 6 Maggio 2016 11:02 - Modificato il 5 Settembre 2023 20:32

Tienimi informato

Rimani sempre aggiornato sui fatti del giorno

Ultimi articoli

Frana a Scandolaro, Cesaro annuncia un’ordinanza urgente per la messa in sicurezza

Due gli smottamenti causati dalle piogge nell’ultima settimana: interessato il muro di un terreno privato che ha ceduto ed evacuata una famiglia. “Il fronte si è esteso ma stiamo monitorando costantemente la situazione”

Cristiana Chiacchierini rieletta all’unanimità alla guida de “Le Donne del Vino” dell’Umbria

Riconferma fino al 2028 per la delegata regionale. Assemblea al completo per un futuro di promozione enologica e valorizzazione femminile, tre nuove socie e vice delegate di rilievo nel settore

Trent’anni per il Centro di selezione e reclutamento nazionale dell’esercito

Tanti gli appuntamenti in calendario per i prossimi mesi tra momenti celebrativi e iniziative benefiche che coinvolgeranno la caserma “Gonzaga”. Si parte il 4 aprile con lo sport e si chiuderà il 2 ottobre con una cena di solidarietà

E’ la scommessa di un gruppo di giovani agricoltori folignati che hanno deciso di puntare su quello che i cinesi definiscono il “diamante rosso”. Stiamo parlando del Goji, la pianta che cresce nelle valli himalayane ed in particolar modo in Tibet, che ora viene coltivata anche a Foligno. Le sue bacche sono un energizzante naturale. In Oriente vengono considerate da più di 2000 anni un rimedio naturale che aiuta a mantenere l’organismo in salute. Chiamate anche “frutto della longevità”, sono ricche di fibre e fonte di manganese ed avrebbero potenti qualità anti-age. Da circa un anno il Goji è stato trapiantato nell’azienda agricola di Guido Santocchi, che insieme ai figli Simone e Andrea e ad Alessio Sguerra hanno dato vita ad una scommessa sin qui vincente. Insieme a mamma Maria Patrizia e alle mogli Catia, Daniela e Monica, hanno dato vita ad un esperimento che – è proprio il caso di dirlo – ha già dato i suoi frutti. “Tutto è partito due anni fa, quando ci hanno parlato delle bacche come potente antiossidante – spiegano i fratelli Santocchi – abbiamo allora deciso di seminare mille piante di Goji. Eravamo un po’ scettici, perché non sapevamo se si sarebbero adattate al nostro clima – proseguono – ed invece già dalla scorsa estate abbiamo potuto raccogliere qualcosa”. In questi mesi è arrivata l’iscrizione al Rup, con i tecnici regionali che hanno fatto visita al loro terreno. “Le bacche sono inoltre state fatte analizzare anche dall’Università di Perugia – spiega il gruppo di giovani agricoltori – e possiamo dire che siamo tra i primi in Italia a coltivare queste piante, riuscendo a produrre prodotti freschi e non importando solamente quelli essiccati. Forse è il primo caso – affermano scherzando – che noi italiani copiamo i cinesi”. Che riscontri avete avuto sin qui? “Il 90% delle persone non conosce questo frutto e nemmeno le sue qualità – affermano – ma per noi è diventato un alimento insostituibile”. Simone Santocchi di professione è uno chef e giura: “Ci si può preparare tutto. Dagli antipasti ai primi, passando per secondi e dolci. Le ho provate anche con gli gnocchi al Sagrantino”. E così come il famoso vitigno del montefalchese, anche le bacche devono essere trattate con i “guanti”. Vanno infatti colte una a una, senza compromettere il picciolo. Le piante hanno una vita media di 50/70 anni e quelle fatte crescere dai giovani agricoltori folignati dovrebbero entrare a pieno regime tra circa tre anni, per una produzione massima di 8 chili ognuna. “Per noi – sostengono in coro i produttori folignati – questa è una scommessa ed un secondo lavoro. Speriamo che presto possa la nostra principale attività, certificando le nostre bacche come prodotto bio”.

Articoli correlati