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Foligno, i ragazzi del clan Aldebaran: “Così abbiamo accolto i ragazzi del Gambia”

Pubblicato il 19 Maggio 2016 13:47 - Modificato il 5 Settembre 2023 20:23

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Vivere in prima persona l’accoglienza per allontanare lo spettro dei pregiudizi e la cattiva informazione. È così che i ragazzi del clan Aldebaran del gruppo scout Foligno I hanno deciso di avvicinarsi al tema dell’immigrazione e di studiarlo dal di dentro. “Abbiamo deciso di non restare indifferenti a questa emergenza internazionale – hanno spiegato – e nel nostro piccolo di dare il nostro contributo”. Un percorso, quello intrapreso dai ragazzi del clan Aldebaran, partito lo scorso ottobre con un’attività di documentazione, conclusasi con un’esperienza alla fondazione Astalli di Roma. Dall’esperienza nazionale sono quindi passati a quella locale, soffermandosi in particolare su come la città di Foligno e il territorio di riferimento abbiano reagito e continuino a reagire alle dinamiche legate all’immigrazione. Il tutto grazie anche ad un incontro con figure istituzionali e religiose di spicco, come il sindaco Nando Mismetti e il vescovo monsignor Gualtiero Sigismondi. A chiudere il cerchio è stata quindi la giornata che gli scout del clan Aldebaran hanno trascorso con una ventina di ragazzi provenienti dal Gambia, ospiti della Caritas diocesana di Foligno. “Il fine ultimo di questo incontro – hanno detto i ragazzi – non era l’acquisizione di informazioni riguardanti il viaggio da loro intrapreso o le difficoltà provate durante e dopo ma l’integrazione. Immaginavamo difficoltà e scarsa partecipazione alle attività da noi preparate – hanno raccontato – ma in realtà, dopo un primo momento di effettivo imbarazzo sia da parte nostra che loro, la felicità e l’entusiasmo hanno preso il sopravvento. La naturalezza che si è creata ci ha fatto dimenticare delle disuguaglianze che ci caratterizzano e del falso muro che si è creato durante quest’ultimo periodo visto il disperato flusso migratorio. Siamo rimasti sorpresi dalle loro capacità linguistiche – hanno sottolineato – ma soprattutto dall’apertura e dalla disponibilità dimostrate per tutta la giornata, pur trovandosi a contatto con ragazzi a loro sconosciuti”. I giovani scout si augurano ora che il loro impegno ed interesse, “possa creare sempre più stimoli e indurre le persone a riflettere su una problematica sempre più presente”.

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