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Il terremoto le porta via casa e lavoro ma lei non si arrende: “Ora restauro nel Museo diocesano”

Pubblicato il 20 Luglio 2017 11:33 - Modificato il 5 Settembre 2023 17:00

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La sala “Barberini” del Museo diocesano di Spoleto trasformata in laboratorio di restauro delle opere d’arte ferite dai terremoti del 2016 che hanno sconvolto l’Italia centrale. L’idea è nata dal dialogo tra l’arcivescovo Renato Boccardo ed Emanuela D’Abbraccio, unica restauratrice di Norcia, con collaborazioni in tutta Italia e incarichi diretti anche dai Musei Vaticani. La sua casa era già inagibile dopo il sisma del 24 agosto; la violenta scossa del 30 ottobre l’ha ulteriormente danneggiata, tanto che non è recuperabile. Ora vive con la sua famiglia in una casetta di legno acquistata a proprie spese e posizionata in un terreno di proprietà. A Norcia aveva il laboratorio di restauro sotto la sacrestia della Concattedrale di Santa Maria, chiesa crollata quasi per intero. Al momento del terremoto stava restaurando, tra l’altro, due altari laterali e una tavola nella Basilica di S. Benedetto e una tela nella chiesa di S. Agostino, entrambe crollate. Senza casa, senza laboratorio, senza lavoro. “Poi un giorno – racconta Emanuela – la proposta di monsignor Boccardo di proseguire la mia attività all’interno del Museo diocesano di Spoleto, riportando così al loro antico splendore alcune opere d’arte lesionate dal terremoto e permettendo ai tanti visitatori di seguire in diretta il restauro. Ho accettato con entusiasmo e ringrazio il vescovo e l’Ufficio beni culturali della Diocesi per questa opportunità: è solo uno dei tanti segni di prossimità che la Chiesa di Spoleto-Norcia riserva a noi terremotati”. La D’Abbraccio al momento sta restaurando, previa autorizzazione della Sovrintendenza e con i finanziamenti giunti dal museo diocesano di Padova, una tela del ‘600 raffigurante la Madonna con Bambino tra Santi del pittore fiorentino Anastasio Fontebuoni, estratta dopo il terremoto del 30 ottobre dalle macerie della chiesa di S. Agostino a Norcia. Sono in programma, poi, il restauro del Cristo parlante del ‘400 che si trovava nella Concattedrale di Santa Maria (finanziato dall’associazione “L’arte rinasce dall’arte” di Oristano) e quello della tavola del 1561 raffigurante la Resurrezione di Lazzaro di Michelangelo Carducci che si trovava nella basilica di S. Benedetto (finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto). Il laboratorio è stato visitato, in occasione del recente Festival dei 2 Mondi di Spoleto da Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile. “Il laboratorio di restauro delle opere d’arte ferite dai terremoti avviato da Emanuela D’Abbraccio nel Museo diocesano di Spoleto – afferma l’arcivescovo Boccardo – è un ulteriore segno di speranza per questi nostri territori duramente provati dal sisma e quanto prima desiderosi di tornare alla normalità”.

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