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Luis, lo youtuber folignate che combatte il razzismo: “In rete mi dicono negro, ma non mi arrabbio più”

Pubblicato il 20 Marzo 2018 11:14

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La prima volta che sono stato insultato per il colore della mia pelle ci sono rimasto male, poi ho imparato ad ignorare chi lo faceva”. A parlare è Luis, ha 20 anni e vive in Italia da quando ne aveva solo quattro. Figlio di due emigrati dominicani, Luis ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza in Umbria, dove vive ancora oggi con la sua famiglia. La sua città è sempre stata Foligno. E’ lì che è cresciuto e ha studiato. E’ lì che è nata sua sorella. Ma per lo Stato Luis e la sua famiglia non sono italiani, non sulla carta almeno. Lui, però, si sente italiano a tutti gli effetti. “A Santo Domingo ci sono nato – racconta a Rgunotizie.it – ma per storia e cultura non sono dominicano. Parlo male lo spagnolo e quando rivedo i miei cugini, che vivono nella Repubblica Dominicana, la differenza si vede”.

LA RETE IL SUO RIFUGIO – Bersaglio fin da bambino di commenti razzisti da parte dei suoi coetanei e vittima di atteggiamenti discriminatori da parte di alcuni genitori, all’età di undici anni si “rifugia” nel mondo dell’informatica, come racconta in un video su YouTube. Sì, perché crescendo Luis è diventato uno “youtuber”, aprendo un proprio canale nel giugno del 2015, canale che oggi conta più di 50mila iscritti (L.E Channel è il nome del canale). Il suo logo è un gorilla che urla, perché – spiega – ben rappresenta lo stato d’animo di chi vuole urlare al mondo che non si può giudicare una persona solo per il colore delle pelle. In rete Luis diffonde i primi videogiochi che realizza e sulla piattaforma di YouTube ne inizia a parlarne, pubblicando alcuni video.

GLI EPISODI RAZZISTI – Ma è proprio lì che si ritrova ad essere, ancora una volta, vittima di commenti razzisti. Commenti lasciati da ragazzini. “Il target a cui mi rivolgo – dice – ha tra gli 8 e i 13 anni. Giovanissimi che subiscono le influenze della famiglia o della tv e che per questo finiscono con l’essere razzisti senza neanche sapere cosa stanno facendo”. I primi commenti discriminatori arrivano nel novembre del 2015, a pochi mesi dall’apertura del suo canale YouTube. All’aumentare delle visualizzazioni, poi, il carico di insulti si amplifica. Fino al 2016, quando qualcuno “hackera” il suo profilo Instagram, pubblicando una foto razzista con tanto di commento a corredo in cui sottolinea che lui, Luis – che vive in Italia da quando aveva quattro anni – lì non ci può stare. Luis, però, non lascia la rete, ma continua a realizzare i suoi video, “perché – racconta – c’era anche chi mi apprezzava. Così come ci sono state persone che hanno spiegato di voler cancellare l’iscrizione al mio canale perché ero di colore – prosegue ancora sul video pubblicato su YouTube -. Tutte queste cose mi hanno portato a chiudermi in me stesso, a farmi sentire sbagliato”. Luis affida la sua storia anche a fanpage.it, giornale online che pochi giorni fa ha pubblicato la sua intervista. “L’ho fatto con l’intento di aiutare altri giovani”.

UN VIDEO CONTRO IL RAZZISMO – Ma ha fatto anche altro. “Ho realizzato un video in cui parlo di razzismo, per far sì che chi vive queste situazioni ne parli e non rimanga in silenzio, subendo quello che ho subito io. Avrei voluto che qualcuno mi dicesse quello che oggi io dico a chi mi segue. Sono andato avanti con le unghie e con i denti ed è quello che consiglio a chi subisce insulti razzisti. Dovete affrontare la cosa – sottolinea – ve lo dico con il cuore”. E Luis la sua forza l’ha trovata. “A 16 anni ho fatto una piccolissima esperienza come arbitro di calcio. Poi, durante una partita un ragazzino, guardandomi, disse all’allenatore ‘ma l’arbitro è negro’”.

LA FORZA DI LUIS – Eppure, nonostante i tanti episodi vissuti nella sua seppur giovane vita, con tenacia e caparbietà Luis è andato avanti, ha finito la scuola, si è diplomato all’Ite “Scarpellini” di Foligno ed oggi lavora come stagista in un’azienda di informatica. Per Luis il razzismo è un fenomeno che nasce e si amplifica a causa della scarsa informazione. “La gente se la prende con chi è di colore, senza sapere quello che ha o non ha fatto. Le ultime elezioni – sottolinea – sono un esempio chiaro di quella che è la situazione”.

LA LUNGA TRAFILA PER LA CITTADINANZA – Sì, le elezioni, quelle a cui Luis non ha potuto partecipare perché per la legge lui non è italiano. “Ho diritto alla cittadinanza italiana – dichiara – ma per poterla richiedere c’è una lunga trafila e anche da un punto di vista economico è impegnativo”. Tra bollettini, marche da bollo, professionisti da cui farsi affiancare e documenti da richiedere nel Paese di origine, con tanto di traduzione e certificazione, non è proprio una passeggiata. Anche perché, finito l’iter burocratico occorrono altri tre anni prima del giuramento davanti al presidente della Repubblica. E’ un traguardo che Luis vuole conquistare, ma solo quando avrà la possibilità – anche economica – di farlo. Ora però è il turno della madre e della sorella che, come detto, in Italia c’è nata.

IL MESSAGGIO ALL’ITALIA – Intanto manda un messaggio alle istituzioni e ai politici a qualche settimana di distanza da quello che è stato il dibattito sullo Ius soli. “C’era una legge, ma è stata accantonata. Posso capire i dieci anni richiesti a chi viene da un Paese estero, come fecero i miei genitori, arrivati in Italia a vent’anni, ma per chi come me, che qui sono praticamente cresciuto e ho studiato, o mia sorella che in Italia è nata, le cose dovrebbero essere diverse”.

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