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Calano gli abitanti nella Valle Umbra Sud: la situazione degli ultimi otto anni

Pubblicato il 12 Febbraio 2019 15:28

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Dal 2011 al 2019 nella Valle Umbra Sud si è passati da 99.279 a 98.621 abitanti. In otto anni il calo demografico è stato dello 0,64 per cento, con una situazione molto diversificata tra i nove comuni che compongono l’area.

A Foligno, ad esempio, tra il 2011 e il 2019 si è registrato un incremento dell’1,8 per cento, con gli abitanti passati da 56.045 a 56.999. Anche se tra il 2017 e il 2018 nella città della Quintana si è avuto un calo dello 0,29 per cento. In questo caso si è passati da 57.164 a 56.999 abitanti.

Saldo negativo sul lungo periodo, invece, per tutti gli altri comuni della Valle Umbra Sud, a cominciare da Spello dove la diminuzione è stata dello 0,9 per cento (dagli 8.631 abitanti del 2011 agli attuali 8.565 oggi) e Trevi  con un calo dell’1,4 per cento (dagli 8.474 abitanti del 2011 agli attuali 8.363).

Più consistente la contrazione a Bevagna con un -2,4 per cento (dai 5.140 abitanti del 2011 agli attuali 5.013) e Montefalco con un -3,5 per cento (dai 5.763 abitanti del 2011 agli attuali 5.577).

Critica, infine, la situazione nei quattro comuni restanti. A Nocera Umbra il crollo è stato del 6,7 per cento (dai 6.177 abitanti del 2011 agli attuali 5.711), mentre a Valtopina del 7,1 per cento (dai 1.486 del 2011 agli attuali 1.380). Maglia nera per Gualdo Cattaneo con un -7,8 per cento (dai 6.472 abitanti del 2011 agli attuali 5.965) e Sellano con un -8,8 per cento (dai 1.151 abitanti del 2011 agli attuali 1.048.

“La tendenza è chiara – ha commentato Mario Bravi, responsabile della Camera del Lavoro di Foligno della Cgil -. La città della Quintana, pur aumentando gli abitanti, non riesce a far fronte alle perdite complessive dell’area, con le zone interne più colpite dal processo di spopolamento in atto. Le misure bandiera di questo Governo – ha quindi apostrofato Bravi – ed in particolare il cosiddetto ‘reddito di cittadinanza’, rendono la situazione ancora più difficile e precaria. Servono investimenti – ha quindi concluso Mario Bravi – e non promesse a distanza difficilmente realizzabili”. 

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