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Juan Martin Turchi, il ritorno del puntero al “Blasone”: “Foligno, è un grande piacere”

Pubblicato il 2 Ottobre 2019 13:13 - Modificato il 5 Settembre 2023 14:32

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Per chi non lo ricordasse, basterebbero due numeri per presentarlo: 94 presenze e 34 gol con la maglia del Foligno. Un bottino niente male che lo ha reso immortale negli occhi e nel cuore di chi lo ha visto giocare e segnare con il falco cucito sul petto. Nella memoria dei tifosi è il simbolo per eccellenza di quella scalata alla piramide calcistica che alla fine degli anni Dieci del nuovo millennio ha portato il Foligno a sfiorare la Serie B. I tifosi sappiano che l’amore è corrisposto. Anche per il vecchio puntero argentino, infatti, Foligno merita un posto tutto speciale nella sua memoria: “Ho un ricordo tanto tanto bello che va al di là dei numeri e dei risultati. Sono stati quattro anni molto intensi in cui abbiamo vinto, siamo arrivati ai play off e ci siamo salvati all’ultimo tuffo. Devo ringraziare la città perché sono stato proprio bene”. E pensare che il suo arrivo nella città della Quintana era avvenuto in maniera abbastanza fortuita, a fari spenti e senza grandi aspettative: “Si, arrivai per caso, il Gualdo purtroppo era fallito e Foligno era molto comodo perché mi consentiva di rimanere in zona”. Ma perché Juan Martin Turchi ha fatto così breccia nel cuore dei tifosi? “Sinceramente non lo so – risponde sorridendo il vecchio numero 9 – mi devo fare anche io questa domanda. Ho sempre sentito il loro affetto, ho cercato di contraccambiare dentro il campo con professionalità e serietà. Ero sempre disponibile per parlare con loro, per qualche chiarimento o discussione. È stato un bel fidanzamento”. A testimonianza della sua popolarità va ricordata anche una partecipazione al corteo della Quintana, quando ormai era in procinto di tornare in Argentina: “Ho provato tanto, tantissimo imbarazzo. Però è stata una maniera di ringraziare tutti quanti mi sono stati vicino in quei anni bellissimi. Con quel gesto ho voluto ringraziare tutta la città”. Ma cosa si prova a essere l’idolo di una tifoseria? “Un piacere enorme. È un riconoscimento al lavoro che uno fa, non solo in campo ma anche fuori. Ti fa sentire bene, anche se è una responsabilità pesante perché poi bisogna contraccambiare. Sono quelle cose che una volta finita la carriera ti rimangono dentro. Sono tornato dopo nove anni e ho ritrovato moltissime persone di quell’epoca che mi abbracciano con il sorriso in bocca, è un piacere immenso”. Infine un commento sull’attualità dei Falchetti: “Vincere non è mai facile, il Foligno ha vinto due campionati di fila significa che stanno facendo molto bene. Ho incontrato gente della società e mi sono sembrati molto seri e determinati. Mi hanno anche invitato a vedere la partita di sabato contro il Tuttocuoio e ci sarò”. E quindi il Foligno avrà un tifoso speciale in più per andare alla caccia della terza vittoria consecutiva. “Sarà un piacere tornare – conclude Juan – e rincontrare gente come Pippo Petterini… sembra impossibile ma è ancora lì in mezzo al campo…”.

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