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Il Caffè Sassovivo e quell’inutile indignazione per le bolle di sapone

Pubblicato il 9 Febbraio 2020 08:01 - Modificato il 5 Settembre 2023 14:07

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Il sogno di vedere la rinascita del Gran Caffè Sassovivo è durato come una bolla di sapone. Già, il sapone. O meglio, i detersivi ed i prodotti di Tigotà, una nota catena specializzata nell’igiene della persona e della casa che da qualche giorno occupano le sale, quella cinquecentesca, quella barocca e quella riservata ai biliardi di quello che una volta era Lu Centro de lu Munnu. Proprio in questo giorni i social, croce e delizia del nostro tempo, sono tornati a tuonare e a piangere sulle rovine del caffè della Bella Epoque. E così, abbandonati solo per un attimo i selfie con bocche improbabili e le gallerie di gattini, in tanti si sono scagliati contro l’ennesimo schiaffo al salotto buono della città. Diciamo subito che, anche oggi, la città è arrivata in ritardo e questa volta addirittura di trent’anni. Bisognava indignarsi allora, infatti, quando il tinntinnio delle tazzine e l’atmosfera ovattata dell’elegante caffè venne sostituita frettolosamente con l’odore forte dei cibi da strada, quelli della cosiddetta ristorazione veloce e poi con un istituto di credito che di recente ha fatto dannare più di un risparmiatore. Bene, anzi malissimo, ma non si può continuare a prendersela con chi apre un nuova attività in quegli storici locali. Anche se la ferita è sempre aperta per chi rimane aggrappato a splendidi ricordi, ormai bisogna rassegnarsi, il Gran caffè Sassovivo non ci sarà più neanche dopo l’ultimo tentativo che ha visto protagonisti i fratelli Brodoloni, patrimonio del costume della Foligno degli anni Sessanta. Il nuovo proprietario dei locali, infatti, ha cercato di sollecitare anche il mondo imprenditoriale ipotizzando una riapertura con la gestione di Duilio e Nazzareno. Niente, non è servito neanche spendere il nome dei due celebri barman. Ed allora rassegnamoci una volta per tutte. Il Sassovivo ha fatto la fine di altri illustri colleghi italiani come il Caffè Giacosa di Firenze, il Caffè “Al neuv Caval d’Bronse” di Torino, ed internazionali come il Niesen nel quartiere Pranzlauer Berg di Berlino. Addio, dunque, alla nostra leggendaria cornice storica che ha segnato un’epoca e quello stile italiano tanto invidiato all’estero. Quindi non vi scagliate contro la nuova attività perché i titolari hanno deciso di valorizzare l’eroico birillo rosso del biliardo centrale, incastonato nel pavimento, con una targa che ricorda il grande Caffè. Non è molto, ma apprezziamo. Ora, almeno, sarà possibile entrare e ammirare quello che sarà sempre il Centro del Mondo.

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