2.8 C
Foligno
martedì, Marzo 24, 2026
HomeEconomiaEx Merloni, lavoratori e sindacati in piazza: "Vengano ritirati i licenziamenti"

Ex Merloni, lavoratori e sindacati in piazza: “Vengano ritirati i licenziamenti”

Pubblicato il 24 Agosto 2020 11:54 - Modificato il 5 Settembre 2023 13:25

Tienimi informato

Rimani sempre aggiornato sui fatti del giorno

Ultimi articoli

Referendum sulla giustizia, a Foligno vince il “no”

In città il 54% dei votanti ha espresso parere negativo mentre il 46% ha barrato la casella del “sì”. A recarsi alle urne il 65% degli aventi diritto

A Nocera la sanità di prossimità è realtà: inaugurata la Casa di comunità

Tra i servizi offerti tanti specialisti, come pediatri e urologi, ma anche assistenti sociali e una palestra. Il sindaco Caparvi: "Presidio di sanità, ma anche di residenzialità"

L’accademia Italiana della Cucina di Foligno celebra il riconoscimento dell’Unesco 

Una cena ecumenica con menù umbro a km zero per omaggiare la cucina italiana patrimonio dell’umanità. Protagonista anche il Soroptimist per  onorare gli obiettivi comuni di  trasformare il cibo in cultura e la tavola in condivisione

L’imprenditore Porcarelli ritiri i licenziamenti, mentre alle istituzioni locali e nazionali il compito di chiedere conto delle ingentissime risorse pubbliche che la ex Merloni, poi Jp e oggi Indelfab ha, nel corso degli anni, drenato senza mai rilanciare un’azienda che è una ricchezza essenziale per questo territorio ed è patrimonio, prima di tutto, delle lavoratrici e dei lavoratori. È questo il messaggio che è stato lanciato sabato mattina dai lavoratori della ex Merloni riuniti in piazza a Gualdo Tadino insieme ai sindacati, ai sindaci di Gualdo e Nocera Umbra e con la presenza dei consiglieri regionali Tommaso Bori e Donatella Porzi e del parlamentare Walter Verini.

“Già nell’incontro di lunedì a Fabriano – hanno detto i rappresentanti dei lavoratori – ci aspettiamo che Porcarelli ritiri il suo atto unilaterale, che metterebbe letteralmente in ginocchio 600 famiglie tra Umbria e Marche e un territorio, quello della fascia appenninica, già duramente provato da anni di crisi”.

“Siamo stufi di sentirci dire che siamo dei privilegiati perché abbiamo 600 euro di cassa integrazione al mese, con i quali si fa fatica ad arrivare alla terza settimana – hanno sottolineato i lavoratori nei loro interventi – quello che chiediamo da sempre è di poter lavorare, ne va del nostro futuro e della nostra dignità”.

Articoli correlati