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Siete pronti al cibo del futuro?

Pubblicato il 17 Gennaio 2021 11:44 - Modificato il 5 Settembre 2023 12:54

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Che la nostra mente abbia iniziato ad associare gli insetti come cibo del futuro non è più una novità, trovarli nei nostri piatti invece ancora desta particolare ribrezzo, ma anche tanta curiosità. Ma la scienza e l’industria come si stanno preparando?

Già negli anni 90 il legislatore Europeo aveva previsto la necessità di regolare i nuovi alimenti, i cosiddetti Novel Food, (tra questi venivano annoverati anche gli insetti per uso alimentare), aggiustando il tiro con successive modifiche nel 2015 ed ancora nel 2018.

In Italia, dopo la diffusione di “notizie alleggerite”, che hanno omesso di specificare il divieto di vendita di insetti e loro derivati per il consumo alimentare umano, senza prima essere sottoposti alle procedure preventive di autorizzazione, il Ministero della Salute Italiano nel 2013 è dovuto intervenire con una nota in cui vietava l’utilizzo degli insetti per scopi alimentari in quanto non avendo una storia di utilizzo sicuro, non erano affidabili e, per questa ragione, dovevano essere sottoposti alle procedure stabilite dal Regolamento UE n. 258/1997 e che era in capo all’operatore del settore dimostrare  il contrario.

Successivamente, dopo l’introduzione del nuovo regolamento in materia, il Ministero della salute italiano ha pubblicato in una nota dell’8 gennaio 2018 dichiarava che gli insetti ed i loro derivati sono considerati Novel Food e che, al momento, nel nostro paese nessuna specie è stata ancora autorizzata per l’utilizzo nella alimentazione umana.

Sicuramente adesso dopo aver letto quanto sopra, tutti gli “appassionati buon gustai” staranno tirando un respiro di sollievo, ma gli devo subito dare una delusione. Ad oggi non è più cosi!

Il 13 gennaio di quest’anno l’EFSA (European Food Safety Authority) ha dato il via libera, e decretato senza rischi, alle tarme della farina o Tenebrio molitor (tenebrione mugnaio) allevate ed essiccate per il consumo alimentare umano come snack o ingredienti di preparati per biscotti, barrette proteiche e pasta.

Quindi entro sette mesi la commissione dovrebbe presentare una proposta in tal senso da sottoporre ad approvazione a tutti i paesi membri, e se prima del 2018 la commercializzazione di tali alimenti era stata autorizzata solo da paesi come Belgio, Olanda, Danimarca, Finlandia e Regno Unito, (quando faceva parte dell’Ue), oggi le cose sono cambiate.

Ad oggi l’autorizzazione è valida per tutti, compresa l’Italia, anche se da un recente sondaggio il 54% degli italiani considera il consumo di insetti non inseribile nella cultura alimentare del nostro paese, e non porterebbe mai a tavola il Tenebrio molitor.

Sicuramente ora il fattore “disgusto” derivante dalle nostre esperienze alimentari e culturali, rendono repellente il pensiero di avvicinarsi al consumo di insetti, ma con il tempo e con l’esposizione tali atteggiamenti potranno sicuramente mutare anche in casa nostra.

Sul perché dovremo inserire gli insetti nella nostra alimentazione quotidiana, ci viene in aiuto il dottor Mario Mazzocchi, docente di statistica economica all’università di Parma, in una recente intervista ha infatti commentato Ci sono chiari vantaggi ambientali ed economici nel sostituire le fonti tradizionali di proteine animali con quelle che richiedono meno mangime, producono meno rifiuti e provocano meno emissioni di gas serra. L’abbassamento di costi e prezzi potrebbe migliorare la disponibilità di alimenti, mentre la nuova domanda creerà nuove opportunità economiche, che potrebbero però interferire con i settori esistenti

Quindi ora gli scienziati EFSA continueranno a inserire le numerose richieste di valutazione di nuovi alimenti nella loro agenda, e i responsabili di Bruxelles, insieme ai capi delle Nazioni dovranno decidere se dare tutte le autorizzazioni necessarie per fare arrivare tali alimenti nei nostri piatti.

In definitiva i consumatori potranno scegliere con fiducia ciò che mangiano, ben sapendo che la relativa sicurezza è stata accuratamente verificata dagli enti regolatori preposti. 

Sicuramente l’argomento avrebbe bisogno di una più ampia trattazione visto le implicazioni cultuali e sociologiche in cui si inserisce, e per questo motivo non finiremo qui di parlarne, anzi prossimamente andremo ancora più a fondo della questione e ci inoltreremo proprio negli alimenti contenenti farine di insetti che già in Italia sono disponibili al consumo.

Personalmente avendo già provato alcuni snack prodotti da una brillante Statup italiana (contenenti un 15% di farina di grillo o Acheta Domesticus), vi devo confessare che non si avverte nessuna differenza di gusto, e se non ne avessi conosciuto prima il contenuto, non avrei mai detto che contenesse farina di insetto.

Quindi, in attesa di un prossimo articolo dove tratterò più in profondità l’argomento, vi lascio con una frase su cui riflettere…”è un po’ strano, ma anche massicciamente sostenibile!”

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