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Spettacolo e cultura al palo, si muovono politica e sindacati

Pubblicato il 14 Marzo 2021 09:42 - Modificato il 5 Settembre 2023 12:42

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A Foligno, le forze politiche di centrosinistra non perdono di vista la crisi in atto nel settore dell’arte e della cultura. A tal proposito e per discutere lo stato delle cose, Rita Barbetti e Claudia Minelli del Pd, Mario Gammarota di Foligno 2030 e Francesco Silvestri di Patto per Foligno hanno richiesto la convocazione della terza commissione consiliare. Nel dettaglio, gli esponenti di minoranza intendono conoscere i dati in possesso dell’amministrazione riferiti soprattutto alla situazione dei lavoratori dello spettacolo e dell’intero ambito a Foligno e nel comprensorio. Opportuno, per i commissari, interpellare ed ascoltare anche gestori di cinema, teatri, musei e spazi culturali cittadini. Così come rappresentati di compagnie di teatro, danza e spettacolo ed associazioni di organizzazione eventi culturali e festival musicali. Oltre alla scuola comunale di musica, andrebbero anche ascoltate organizzazioni di artisti e di operatori culturali. L’auspicio del centrosinistra è di poter discutere sul tavolo della terza commissione idee e proposte efficaci per il settore.

Settore che, dal canto suo, intanto si mobilita non solo a livello cittadino. Al grido di “torniamo a fare spettacolo” i professionisti umbri, insieme al sindacato, mandano un messaggio forte e chiaro. “Ripartire è necessario – ha detto il segretario generale di Slc Cgil dell’Umbria, Enrico Bruschi -, ma occorre farlo sostenendo il lavoro del comparto nelle sue mille sfaccettature”. Gli fa eco il responsabile produzione culturale della stessa sigla, Emanuela Faraglia: “È fondamentale – ha detto – scongiurare il rischio che nel momento della ripartenza siano lasciate indietro le realtà più piccole impegnate nel teatro di ricerca, nel sociale e in stretto rapporto con cittadinanza e realtà associative”. Per il rappresentate di Adu, Alessandro Sesti, la pandemia ha messo in luce anche gli enormi limiti del settore in Umbria, dalle zone grigie alle tipologie dei contratti. Non sarà accettabile, per lui, “tornare a come eravamo prima” e, in questo senso, l’auspicio è che palazzo Donini sia pronto a giocare “un ruolo chiave” per una riapertura sostenibile. Il confronto tra Regione ed associazioni di settore è aperto affinché, tra le altre cose, ci siano risorse mirate e tutela dell’occupazione.

Per quanto concerne, inoltre, i lavoratori dello spettacolo costituiti in associazioni culturali, era arrivata nelle scorse settimane la presa di posizione, insieme a Slc Cgil, anche di Fistel Cisl e Uilcom Umbria. In difesa delle loro specificità e fragilità, le tre sigle sindacali avevano chiesto alla Regione di modificare l’ordinanza numero 5 del 15 gennaio scorso. “La stessa che – avevano dichiarato – vieta le attività delle associazioni culturali, penalizzando così professionisti la cui attività viene di fatto equiparata a quella dei luoghi di svago e ricreativi”. Per tutelare questi lavoratori, quindi, Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil Umbria hanno chiesto che l’ordinanza regionale sulle associazioni culturali adegui i parametri a quelli che regolano le attività dei professionisti del settore. “Senza questa modifica – avevano concluso – questi lavoratori non avranno la possibilità di ripartire neanche quando questo sarà possibile”.

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