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Il teatro amatoriale approda al Nuovo Cinema Vittoria

Dal 16 ottobre al 12 marzo la rassegna “Teatro al Centro” porta a Foligno compagnie provenienti da diverse regioni italiane, tra commedie, riflessioni sull’intelligenza artificiale e sulla memoria. Leoni: “Strumento straordinario di espressione”

Pubblicato il 8 Ottobre 2026 17:44 - Modificato il 8 Ottobre 2026 17:56

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Si chiama “Teatro al Centro” la nuova rassegna che porta al Nuovo Cinema Vittoria sei spettacoli firmati da compagnie amatoriali provenienti da diverse regioni italiane. Un programma ampio, che si estenderà dal 16 ottobre al 12 marzo e che favorirà l’incontro tra linguaggi, pubblici e artisti diversi. Il nome del progetto racchiude in sé anche l’idea di fondo dell’iniziativa, come spiegato dall’assessore alla cultura Alessandra Leoni: “Mettere la cultura, l’arte e il teatro al centro della nostra proposta culturale, perché crediamo che il teatro sia uno strumento straordinario di espressione, di partecipazione e anche di crescita di tutta la comunità”.

Il concetto di “centro” assume però anche una seconda dimensione, più legata all’identità della città. “Foligno centro del mondo, quindi, è un richiamo alla nostra identità, alla centralità che questa città, storicamente e simbolicamente, ha avuto nel territorio”, ha sottolineato Leoni. Infine, il teatro torna concretamente al centro della città, trovando spazio all’interno del Nuovo Cinema Vittoria “che viene reso più vivo, partecipato – ha continuato l’assessore -, riportando il pubblico in un luogo centrale della città per condividere la passione, la creatività e la voglia di stare insieme”. Un invito alla partecipazione che si traduce anche nella gratuità degli appuntamenti in calendario.

IL PROGRAMMA 

A presentare il calendario è stato il direttore artistico della rassegna, Claudio Pesaresi, che ha descritto i sei incontri previsti per la stagione 2026-2027. Si parte il 16 ottobre con “Il nuovo viaggio di capitan Fracassa” di Valentina Mustaro, interpretato dalla compagnia La Ribalta di Salerno. “Tratta di una compagnia di attori che privilegiano la commedia dell’arte – ha detto Pesaresi – e che nel loro percorso incontrano un certo messere Qualazecca, che è un mercante ossessionato dal denaro e che però alla fine verrà convinto a seguire le vicissitudini di questa compagnia teatrale: è uno spettacolo di grande movimento e fisicità”.

Il secondo incontro del 2026 sarà il 20 novembre con “Qui e ora” di Mattia Torre, portato in scena da teatrofficina/teatranti di Frodo di Ancona. “Mattia Torre ha scritto molto per la Tv e dopo la morte gli è stato conferito il David di Donatello per il film ‘Figli’ – ha ricordato Pesaresi -. Lo spettacolo comincia con lo scontro fra due scooter, che avviene il 2 giugno, giorno di festa nazionale, per cui la polizia non riesce ad arrivare ed inizia così una discussione tra i due guidatori, durante la quale nascono le cose più assurde, sia ironiche che comiche”.

Il 15 gennaio sarà la volta de “L’algoritmo” di Massimo Cimbelli, affidato alla compagnia Al Castello di Foligno, in cui il rapporto tra uomo e intelligenza artificiale viene calato all’interno dell’ambiente familiare. A raccontare lo spettacolo lo stesso Cimbelli, che ha spiegato: “Tra nonno e nipote si crea uno scontro, determinato dalla differenza di formazione culturale, relativa all’età. Apparentemente è uno scontro insanabile perché le posizioni sono diametralmente opposte, invece, ci sarà un finale anche romantico”.

Gennaio, però, ospiterà anche un altro appuntamento della rassegna, in programma il 29 con “Non ci mentiremo mai” di Eric Assous, vincitore del premio Molière, portato in scena dalla compagnia Luna Nova di Latina. A presentare lo spettacolo è stato lo stesso Pesaresi, che lo ha descritto così: “Mette in scena un rapporto di coppia ed è come se lo spettatore guardasse attraverso la serratura ciò che succede dentro, perciò osserva tutti i tradimenti e le bugie”. 

Da Terni arriva invece Orion Theatre, compagnia che si cimenterà in “Ecco la sposa” di Ray Cooney e John Chapman. “È una commedia perché parla di un matrimonio – ha spiegato il direttore artistico -, se non che il padre della sposa riceve una botta in testa e conseguentemente succedono le cose più impensate e assurde”.

A chiudere la rassegna, il 12 marzo, sarà “Magazzino 18” di Simone Cristicchi, affidato alla compagnia Claet di Ancona. “Magazzino 18 si trova al Porto Vecchio di Trieste. Con il trattato di pace del 1947 l’Italia perse i territori dell’Istria e della Dalmazia e circa 300mila persone scelsero con dolore e incertezza di lasciare le loro terre – ha commentato Pesaresi -. Questo magazzino è il luogo in cui lasciavano gli oggetti, dietro ai quali sono state create storie e situazioni, più o meno traumatiche”.

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