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Alla scoperta delle meraviglie nascoste dell’Umbria: tornano le Giornate Fai d’autunno

Sabato 10 e domenica 11 ottobre apre il patrimonio meno noto della regione, tra la chiesa di San Nicolò a Foligno, Villa Fidelia a Spello e luoghi inediti a Todi, Orvieto, Ferentillo e Pietralunga

Pubblicato il 9 Ottobre 2026 17:08 - Modificato il 9 Ottobre 2026 17:11

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Per due giorni il patrimonio meno conosciuto della regione si mette in mostra. Sabato 10 e domenica 11 ottobre tornano le Giornate Fai d’autunno, giunte alla 15esima edizione: il grande evento di piazza con cui il Fondo per l’Ambiente Italiano valorizza il patrimonio culturale e paesaggistico del Paese. In tutta Italia ad aprirsi saranno circa 700 luoghi in 350 città, molti dei quali di solito inaccessibili o poco noti, con visite a contributo libero. L’organizzazione è affidata alle delegazioni e ai gruppi Fai, con il contributo dei giovani volontari. “Le Giornate FAI ci ricordano che il nostro patrimonio storico, artistico e agricolo suscita non solo conoscenza, ma anche capacità e desideri”, ha dichiarato il presidente del Fai, Marco Magnifico. Partecipare non significa solo scoprire luoghi insoliti, ma anche sostenere la missione di tutela della Fondazione con una donazione. Chi è iscritto al Fai, o si iscrive per la prima volta durante l’evento, potrà contare sull’accesso prioritario in tutti i luoghi e su aperture dedicate. L’elenco completo dei luoghi e le modalità di visita sono disponibili su giornatefai.it.

Foligno: San Nicolò e il suo chiostro

A Foligno protagonista sarà la chiesa di San Nicolò, che si potrà visitare insieme al chiostro dell’antico monastero. A fare da guida saranno gli apprendisti ciceroni del liceo scientifico e artistico “Marconi”. Sulle origini della chiesa le fonti non concordano. Lo storico folignate Ludovico Jacobilli (1598-1664) la riteneva fondata nel 1094, ma la notizia non è supportata da documenti. La prima attestazione certa risale al 1138, quando compare nella bolla Religiosis desideriis di papa Innocenzo II, indirizzata all’abate Michele di Sassovivo, a cui veniva affidata. Nel 1281, a seguito di una permuta, chiesa e convento tornarono al vescovo di Foligno, che nel 1348 li affidò ai monaci benedettini della Congregazione di Santa Maria di Monte Oliveto. Questi la officiarono fino al 1434, quando subentrarono gli Eremitani di Sant’Agostino della Congregazione di Santa Maria del Popolo, poi detta Perugina, che ne ottennero il riconoscimento definitivo l’anno successivo e che ancora oggi la gestiscono.

Nel Quattrocento la chiesa fu arricchita di cappelle e affreschi parietali di altissimo valore, forse tra i più belli conservati in città, oggi però non più visibili. Resta la facciata lineare, impreziosita da un elegante portale rinascimentale. È stato ricomposto con elementi architettonici della cappella che ospitava il polittico dell’Alunno: il progetto settecentesco prevedeva la demolizione, ma il contratto del 1748 non contemplava un nuovo portale, e quegli elementi furono così riutilizzati. Sulla parete sinistra è ancora visibile l’antico ingresso, mentre a destra si innalza il campanile quadrato, in corrispondenza della sacrestia. L’interno, rinnovato a metà Settecento, ha un’ampia navata centrale con due navate laterali più strette, dove si trovano altari dedicati a vari santi e dipinti del XVII secolo.

La chiesa sarà aperta sabato dalle 15 alle 17.30 (ultimo ingresso alle 17) e domenica dalle 15 alle 18.30 (ultimo ingresso alle 18). Le visite partiranno ogni 30 minuti, per gruppi di massimo 25 persone senza prenotazione.

Spello: Villa Fidelia

A Spello la scelta è Villa Fidelia, dove storia, architettura e ambiente si intrecciano. I visitatori potranno passeggiare nei giardini, apprezzare il complesso architettonico e scoprire la storia del luogo, accompagnati dagli apprendisti ciceroni della scuola media “Ferraris”.

Il complesso, già Villa Costanzi, è cinto da mura seicentesche e dotato di un grande parco con giardino all’italiana. Si trova alla base di una collina lungo la strada Centrale umbra, poco distante dal centro storico, vicino all’anfiteatro romano e alla chiesa romanica di San Claudio. Sorge su un insieme sacrale di epoca classica che ne ha condizionato la disposizione planimetrica: l’area ospitava il cosiddetto tempio di Venere, il teatro e le terme, e l’impronta dell’antico santuario ha guidato le successive edificazioni e sistemazioni, anche se edifici e giardini sono nati in epoche diverse. Il parco si estende per oltre 57mila metri quadrati e comprende, oltre al giardino all’italiana, il prato della magnolia, il galoppatoio, il giardino vesuviano con statue, l’esedra con l’orologio, la fontana di Diana cacciatrice, l’area del piccolo teatro, la lecceta e l’uliveto. Fanno parte del complesso anche la palazzina e la Limonaia, che ospitano mostre temporanee, la chiesa di San Fedele, l’ex casa del custode e la serra. Di proprietà della Provincia di Perugia da più di quarant’anni, la villa è stata dichiarata di particolare interesse culturale perché importante nel contesto di un’area archeologica più vasta, legata all’antico santuario. Le visite sono in programma per la giornata di domenica 11 ottobre dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18 (ultimo ingresso alle 18). Anche in questo caso previste visite ogni 30 minuti per gruppo di massimo 25 persone. 

Ma il programma umbro del Fai comprende anche altre aperture nel resto della regione. A Ferentillo, in provincia di Terni, si potrà visitare la chiesa dell’Abbazia di San Pietro in Valle, monumento fondamentale per comprendere l’arte medievale della bassa Umbria. L’apertura segue il recente restauro dell’apparato decorativo dell’abside e del transetto, concluso da pochi mesi, che ha interessato anche la pavimentazione: ora è ben visibile la decorazione musiva dell’area absidale, inframmezzata da lastre di opus sectile. Di grande rilevanza è il ciclo parietale della navata con scene del Vecchio e Nuovo Testamento, databile alla fine del XII secolo e restaurato dall’Istituto Centrale per il Restauro una trentina di anni fa. A questo si aggiungono i frammenti architettonici romani e altomedievali e i sarcofagi riutilizzati, che raccontano la storia dell’abbazia a partire da Faroaldo II, duca longobardo di Spoleto nel VII secolo.

A Orvieto porte spalancate al Convento di San Crispino, che custodisce quasi cinque secoli di storia francescana. Si percorreranno ambienti di solito poco conosciuti: il chiostro, il refettorio con le Nozze di Cana attribuite al pittore fiammingo Hendrik van den Broeck, la biblioteca, il coro ligneo, la cella di San Crispino e la chiesa. La presenza dei Cappuccini a Orvieto è documentata dal 1550. Dopo gli anni trascorsi presso l’antica chiesa dell’Annunziata, i frati si stabilirono nel 1571 nell’antico convento di San Bernardo. Le soppressioni napoleoniche e postunitarie ne causarono il progressivo abbandono, fino alla rinascita avviata nel 1990 dal venerabile padre Gianfranco Maria Chiti.

A Todi, nell’anno dell’Ottavo Centenario della morte di San Francesco e del Sesto Centenario del Tiglio di Montesanto, simbolo della predicazione di san Bernardino (1426), sarà visitabile il Convento di Montesanto. Il percorso comprende la Chiesa di Maria Santissima Assunta, riaperta dopo complessi interventi di restauro, l’ampio salone trecentesco con la più grande volta a mattoni del XIV secolo e il giardino. L’elemento di maggiore eccezionalità è l’apertura straordinaria della biblioteca antica e storica, normalmente inaccessibile, che custodì manoscritti preziosi, incunaboli e codici miniati. A Todi la visita è prevista solo domenica 11 ottobre.

A Pietralunga, infine, prevista la visita, tra le prime occasioni pubbliche, del Mulino di Ripresa dei Corsi dopo il recupero. I visitatori scopriranno la storia del luogo, le opere di restauro e il funzionamento dell’antico impianto idraulico, con dimostrazioni di macinazione del grano quando le condizioni lo consentiranno. L’apertura rientra nel progetto dell’Ecomuseo della Valle del Carpina, che punta a ricostruire il rapporto tra patrimonio storico, paesaggio e comunità locale, in un contesto ambientale di pregio riconosciuto dalla Rete Natura 2000.

Un’edizione dedicata al Made in Italy

Quest’anno il Fai riserva un’attenzione particolare all’artigianato italiano e al Made in Italy, valorizzando saperi, antichi mestieri, tradizioni manifatturiere ed eccellenze produttive che, insieme ai beni storici e paesaggistici, concorrono a definire l’identità dei territori. Le aperture e le visite speciali dedicate a questo tema sono state selezionate dalla rete territoriale della Fondazione, con la collaborazione di Confindustria e Museimpresa. Il patrimonio, osserva ancora Magnifico, è per i cittadini “un bacino di ispirazione” e lo è anche per i protagonisti del Made in Italy, che “con la loro creatività e la serietà del loro lavoro” assicurano al Paese continuità creativa e produttiva.

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