C’è una montagna che cresce e si fa volano di turismo, ma ce n’è anche una che, tra strade non asfaltate o asfaltate male, tombini otturati e un isolamento progressivo, rischia di scomparire. Quelli citati sono solo alcuni dei problemi che dopo il terremoto del ‘97 hanno interessato le frazioni di Arvello e Costa di Arvello e che oggi, dopo quasi 30 anni, continuano ad esasperarsi, costringendo gli abitanti ad una scelta: resistere per amore del luogo dove sono nati o ritirarsi da una delle gemme dell’altopiano di Colfiorito.
Arvello e Costa sono due frazioni di circa 10 abitanti ciascuna situate, nella zona montana del Comune di Foligno. Distano 32 minuti dalla città percorrendo la Ss75 “Della Val di Chienti”, ma 36 se si utilizza la strada “tradizionale”, cioè quella che per arrivare in montagna attraversa, tra le altre, le frazioni di Pontecentesimo, Capodacqua e Rio. Strada, questa, che, se percorsa, manifesta fin da subito uno dei problemi fondamentali per le frazioni: la mancanza di indicazioni.

Senza cartelli, prima che senza asfalto, i due piccoli centri abitati – già lontani dieci minuti di auto dalla stessa Colfiorito – diventano difficilmente raggiungibili, come testimoniato dagli stessi abitanti: “Anche solo far arrivare qui un idraulico o un tecnico diventa un’impresa – spiega Massimo, che vive ad Arvello da sempre – le indicazioni e spesso gli stessi navigatori satellitari delle auto non aiutano, creando una condizione di isolamento che in alcuni casi diventa difficile da sostenere”. “È impossibile anche solo farsi consegnare un pacco – gli fa eco Silvia di Costa –, i corrieri arrivano a Colfiorito e lì si fermano, perché venire qui per loro significa perdersi o affrontare un tratto di strada che sporca e rischia di danneggiare i mezzi con cui lavorano”.
La totale mancanza dell’asfalto in alcuni tratti dei due abitati, abbinata ad una presenza a macchia di leopardo, crea disagi oggettivi anche agli stessi abitanti, nell’accesso a servizi essenziali come lo scuolabus – reintrodotto da due anni – o il ritiro dei rifiuti. “D’inverno diventa tutto più complicato – racconta Romina, anche lei di Costa –. Qui tira la tramontana e la strada spesso si ghiaccia, quindi, talvolta il bus per i ragazzi – pochi, ma presenti e rappresentanti della forza della comunità – e il servizio di ritiro della spazzatura non possono passare”. A questo si aggiunge anche il fatto che quando nevica “se non ci accordiamo in tempo con chi passa con lo spazzaneve non possiamo spostarci con la macchina”.


“Quello che chiediamo è quello che ci spetta – incalza Carlo, proprietario di una casa ad Arvello –. È necessario che venga rifatto il piano di urbanizzazione che doveva essere realizzato dopo il terremoto. Qui è tutto un disastro: le fogne sono ostruite e provocano allagamenti, i tombini sporgono dall’asfalto, tanto che ho persino rotto la coppa dell’olio della mia auto pochi giorni fa, mentre venivo qui. Ci sentiamo abbandonati e vorremmo solo venire messi nelle condizioni di poter vivere dignitosamente in un posto che amiamo”. A tali criticità, poi, si aggiungono anche quelle legate all’abbandono totale della vecchia piazza del paese di Arvello e la condizione delle fonti storiche, la cui cura è, nei fatti, totale appannaggio degli abitanti.


Arvello e Costa, nonostante i tanti problemi, sono forti di due comunità che non accennano a mollare. Le famiglie del posto portano avanti le proprie attività di aziende agricole e, ove possibile, si occupano della manutenzione dei luoghi, stringendo i denti per amore del luogo dove sono nati e dove i propri avi hanno investito soldi e fatica.
Una testimonianza rispetto a questo è quella di Paola, che oggi ha figli e nipoti e che ha vissuto tutte le ultime fasi delle due frazioni, da prima del terremoto: “Tra tutti e due i paesi una volta eravamo fino a 250. D’estate – prosegue – anche chi era originario di questo posto tornava con i propri figli per farli giocare nella pianura antistante Arvello, che per caratteristiche diventava una vera e propria piazza. Oggi, però, con il venir meno delle ‘comodità’ e con l’abbandono progressivo da parte delle istituzioni è sempre più complicato trovare motivi per tornare. Diventa difficile anche solo vendere o affittare degli immobili, che, quindi, con il tempo sono destinati a diventare fatiscenti”.

Mentre nelle zone limitrofe, soprattutto nel periodo estivo si assiste a flussi di turisti e di ritorni da parte dei residenti di tutt’altra natura, ad Arvello e a Costa non è così. “È un vero peccato – commentano dalle comunità delle due frazioni – che per contrasto, questa crescita diffusa e parallela delle comunità non comporti una pari attenzione da parte delle autorità locali a tutto il fronte montano e che vi siano realtà come Arvello e Costa che mantengono perlopiù un aspetto di abbandono da parte delle istituzioni”.


















