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Spoleto, in tantissimi per San Ponziano. Boccardo: “La vita è un dono e un impegno”

Pubblicato il 14 Gennaio 2017 16:43 - Modificato il 5 Settembre 2023 18:20

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La città di Spoleto ha reso omaggio a San Ponziano. Santo, il cui nome riecheggia forte in questo periodo visto che, oltre ad essere il patrono della città ducale, è anche invocato come protettore dai terremoti. “Siamo qui – ha detto il vescovo dell’archidiocesi di Spoleto-Norcia, monsignor Renatoto Boccardo – per vedere un uomo coraggioso, che si è consacrato alla testimonianza di un amore il cui spirito fa vivere anche le ossa più aride e fa risorgere anche dalle ferite più orribili. Un santo – ha sottolineato – che continua a parlare a Spoleto ed alla sua gente, e a ricordare a tutti che la vita è un dono e un impegno, una grave responsabilità”. E la gente di Spoleto ha risposto al richiamo del suo Santo. In tantissimi, infatti, hanno preso parte alle celebrazioni. Tra loro anche numerose autorità civili e militari come il sottosegretario al Ministero dell’Interno, Gianpiero Bocci, il presidente del consiglio regionale dell’Umbria, Donatella Porzi, l’assessore regionale alla sanità Luca Barberini, il sindaco di Spoleto Fabrizio Cardarelli e i primi cittadini di altri Comuni del territorio della diocesi. Comuni che, insieme alla città ducale, hanno vissuto in questi ultimi mesi il dramma del terremoto, ricordato anche da monsignor Boccardo nella sua omelia. “La tradizione – ha ricordato – vuole che la terra abbia tremato al momento del martirio di San Ponziano, avvenuto il 14 gennaio 175”. Ed è dal 14 gennaio 1703 – quando si ebbe la prima di una lunga serie di scosse che avrebbero funestato la regione – che la devozione popolare gli attribuisce la profezia: “Spoleto tremerà ma non crollerà”. “E noi – ha detto l’arcivescovo spoletino rivolgendosi ai fedeli – riconosciamo la protezione di San Ponziano nel fatto che, pur in mezzo alle macerie delle case e delle chiese, non dobbiamo piangere vittime”. Da monsignor Boccardo, poi, l’invito a guardare avanti. “Ci piace pensare allora al tempo che si apre davanti a noi – ha detto – come ad una grande occasione per compiere un salto di qualità, per ‘ricostruire’ insieme alle case, alle chiese, ai luoghi del lavoro e dello svago, anche l’uomo ‘dal di dentro’”. Quindi, l’invito a rinnovare “un patto sociale e civile, riscoprire le buone ragioni per stare insieme, resistere alla tentazione dello scoraggiamento e della delusione, non lasciarsi abbattere dal moltiplicarsi dei segni di logoramento, visibili anche quando lo spazio pubblico si configura come mera palestra di incontro di interessi, nei cui confronti si cerca di procedere contrattualmente, fino al punto che gli interessi diventano pubblici e i valori vengono confinati nel privato”. A chiudere l’omelia un pensiero sulla ricostruzione. “Vogliamo pensare e sperare che la ricostruzione, di cui tanto si parla, dia inizio ad una nuova stagione che riproponga le virtù civiche come l’onestà, la volontà di servizio, l’impegno per il bene comune e l’attenzione agli ultimi, la salvaguardia dei diritti di tutti. Una stagione – ha concluso il presule spoletino – in cui tornino a risplendere il coraggio, la sobrietà, la responsabilità, il dialogo, l’unità e contemporaneamente competenze, politiche e tecniche, da mettere insieme in un gioco di squadra, indispensabile per conseguire quel risultato che tutti attendiamo e che esprima creatività e crescita per una autentica rinascita dei nostri borghi e delle nostre città”.  

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