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La nostra vita alla finestra

Pubblicato il 3 Aprile 2020 10:39 - Modificato il 5 Settembre 2023 13:55

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“…Ciò che mi colpiva, soprattutto, era che non volevo fare assolutamente niente,

pur desiderando ardentemente fare qualche cosa. 

Qualsiasi cosa volessi fare mi si presentava accoppiata come un fratello siamese al suo fratello, 

al suo contrario che, parimenti, non volevo fare…”

Alberto Moravia “La Noia”

 

In questo difficile periodo della nostra esistenza, la noia è il file rouge che accompagna le giornate dei nostri ragazzi, mentre tutti noi, padri e madri, ci ritroviamo a gestire giornate di lavoro da casa (i più fortunati) insieme a giornate di scuola a casa, in pratica un ossimoro 2.0.

La citazione iniziale dal libro “la Noia” di Moravia ci aiuta a capire quanto contrastanti possano essere i sentimenti dell’animo umano durante questa pandemia, il tempo della riflessione si fa sempre più lungo e inevitabilmente più complesso, se il sentimento predominante ora è la paura, rischiamo che con il prolungarsi della quarantena il prossimo nemico che dovremo sfidare sarà la noia sommata ad una malinconia generale.

Forse dopo questo periodo cominceremo a riconsiderare anche il nostro concetto di Felicità, e alla domanda “come possiamo essere felici”, ognuno di noi dovrà maturare nuove risposte.

Se impareremo qualcosa da tutto questo, guarderemo meglio la realtà che ci circonda, saremo più attenti a cogliere l’infelicità delle persone intorno a noi, gli sguardi bassi che nascondono difficoltà economiche, problemi familiari, quei rifiuti dettati solo dall’impossibilità di permetterselo, sarà impossibile per chiunque dotato di un briciolo di umanità non chiedersi tutto questo.

Zygmunt Bauman diceva “la nostra vita è un’opera d’arte, che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no”, questo significa che la sfida immensa che stiamo affrontando ora ci deve orientare verso un cammino condiviso, una strada difficile ma necessaria per ricostruire la nostra identità di esseri umani.

È palese che questo virus sta cambiando profondamente le nostre vite, ogni giorno la dimensione iconico verbale ci inonda di notizie tragiche e preoccupanti, e intanto la nostra mente riesce ad elaborare un solo pensiero, sempre lo stesso…”ma quando finirà tutto questo?”, abbiamo bisogno di speranza, di aprire una finestra sul futuro dei nostri figli, di guardare fuori e vedere uno sprazzo di normalità, ma questo ci deve servire anche da lezione, una lezione per il futuro, queste sciagure sanitarie colpiscono tutti, e per essere sconfitte abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti perché se questo virus ci ha insegnato qualcosa è che nessuno sarà mai veramente al sicuro, la salute delle persone non dovrà mai essere una mercificazione di potere, ma un bene comune o meglio “un bene pubblico globale”.

Questa crisi biologica ed identitaria è qualcosa che non abbiamo mai provato, qualcosa a cui non eravamo minimamente preparati, le nostre preoccupazioni si riducevano ad ascoltare in qualche telegiornale le fughe di massa di popoli affamati, le epidemie in paesi lontani, le stragi attuate solo per un fazzoletto di terra, ma poi tutto cadeva nell’oblio appena cambiato canale. Ma questa volta è toccato anche a noi, per la prima volta, in questa forma, anche la nostra Italia cosi industrializzata e civile è finita “dalla parte sbagliata del mondo”, tra coloro che sono respinti, rifiutati e generalizzati. Tutto questo in tempi di “prima gli italiani” non può far altro che farci riflettere.

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