Proclamato lo stato di agitazione generale del personale del Comune di Foligno. Dopo quello che nelle scorse settimane aveva interessato il comparto dei nidi e delle mense, poi sospeso senza che però si arrivasse ad una conciliazione, come emerso nella nota unitaria inviata nella giornata di ieri (venerdì 20 febbraio) attraverso la quale Rsu e organizzazioni sindacali di Uil-Fpl, Fp-Cgil, Cisl-Fp e Usb hanno paventato la possibilità di “portare avanti ulteriori iniziative”, si allarga il fronte dello scontro.
Due i temi caldi segnalati. Il primo riguarda la situazione dell’Area Lavori Pubblici, “chiamata – spiegano Rsu e organizzazioni sindacali – a gestire in una fase delicatissima interventi complessi e procedure connesse anche al Pnrr. Il personale – dicono – segnala una condizione di forte pressione operativa e fragilità organizzativa, con un punto cruciale: la tenuta della catena decisionale e delle responsabilità sui procedimenti, a partire dalle funzioni essenziali legate ai progetti”. Il rischio denunciato, in caso di procedimenti rallentati o bloccati, riguarderebbe “ritardi, criticità amministrative, maggiori oneri e, nei casi peggiori, nel rischio di perdita di risorse. Questo significa possibili impatti sul bilancio comunale e quindi sulla capacità dell’Ente di garantire servizi e investimenti alla cittadinanza”.
Il secondo “nodo urgente” da sciogliere, invece, è relativo alla piena operatività dell’Ufficio personale, con riferimento alla gestione del rapporto di lavoro, assunzioni, organizzazione, atti e scadenze. “Risulta essenziale – proseguono Rsu e sindacati – che l’Amministrazione assicuri continuità operativa immediata, ricoprendo senza ulteriore attesa il posto di responsabile dell’Ufficio, vacante da circa due mesi”. In caso contrario, “si rallentano o si fermano – sottolineano – processi che riguardano tutti: lavoratori, uffici e, quindi, servizi alla cittadinanza”.
Da qui, dunque, la decisione di proclamare un nuovo stato di agitazione, chiedendo alla Prefettura l’attivazione del tentativo di conciliazione previsto per i servizi pubblici essenziali. Decisione che sarebbe maturata dopo “mesi di segnalazioni e richieste di incontro rimaste senza un confronto stabile e verificabile”. Un riferimento, questo, anche al vertice del 4 febbraio scorso, quando si è tenuto un vertice tra sindacati e Giunta Zuccarini, il cui esito – così come annunciato su queste colonne – non era stato positivo. Nonostante la richiesta di un percorso ravvicinato di aggiornamenti e verifiche”, le organizzazioni sindacali lamentano come “a distanza di oltre due settimane, mentre le criticità permangono, non risultano convocazioni successive né un calendario operativo di confronto”.
A questo si aggiunge il capitolo “riorganizzazione e sistema di valutazione/performance” in cui il confronto – si legge nella nota unitaria – “rischia di ridursi a un passaggio formale, senza reale incidenza sulle scelte finali, comprimendo il contributo dei lavoratori e alimentando tensioni interne”. La richiesta, dunque, oltre a quella di risolvere le criticità denunciate, anche e soprattutto “un metodo di relazioni sindacali effettivo, con verifiche ravvicinate e riscontri tracciabili, affinché il confronto non resti di facciata sulle principali scelte organizzative e sulle ricadute sul lavoro”.
“Dopo la riunione del 4 febbraio – concludono – il sindacato ha mantenuto una linea di estrema riservatezza e cautela, confidando nell’avvio di un percorso concreto e di dialogo. Il passare del tempo, senza soluzioni certe e senza un confronto stabile sulle scelte, impone oggi nuove iniziative”.


















