Come ogni anno, anche in questo 2026, torna la Giornata internazionale della guida turistica, e per l’occasione a Bovara di Trevi si aprono le porte della storica chiesa di San Pietro, un gioiello restituito al culto pubblico lo scorso anno, dopo i danni del terremoto del 2016.
Costruita intorno al 1158, dai monaci benedettini, poi ampliata nel XVI secolo dagli olivetani e soppressa nel 1800 per le leggi napoleoniche, la struttura oggi è di proprietà privata e ospita un centro studi americano. Di grande interesse artistico sono i suoi elementi romanici originali, come il rosone e un’iscrizione che cita l’artigiano “Atto”, maestro costruttore del suo secolo e artefice della sua realizzazione. Sarà possibile ammirarne la bellezza oggi (domenica 22 febbraio): in programma visite guidate alle 10.30 e alle 11.30 e nel pomeriggio alle 15 e alle 16.
Legata indissolubilmente alla figura di San Francesco d’Assisi, questa piccola chiesa romanica diventa protagonista di un itinerario spirituale, che narra che proprio qui, avvenne il celebre “miracolo della tentazione”. “Intorno al 1214, San Francesco e frate Pacifico si rifugiarono qui: Francesco entrò in estasi durante la preghiera, vincendo una tentazione spirituale e avendo la visione dei “troni celesti paradisiaci”, mentre frà Pacifico vide il trono ex-Lucifero riservato al Santo inginocchiato davanti al crocifisso”: spiega così Ebe Angeli, presidente dell’Associazione Guide Turistiche dell’ Umbria, l’episodio che venne raffigurato anche da Giotto, nella Basilica di San Francesco ad Assisi.
“Tommaso da Celano, suo biografo, narra l’episodio nella Vita Prima senza luogo preciso, ma fonti come lo Specchio di Perfezione e la Legenda Perugina, o Compilatio Assisiensis, lo collocano esattamente a San Pietro di Bovara” continua Angeli, riportando anche la storia della devozione alla statua lignea custodita all’interno e datata intorno al 1330. “Il crocifisso ligneo della chiesa – conclude – è legato a un altro prodigio, il ‘miracolo della pioggia’. Nel 1817, dopo una carestia e una siccità devastanti, durante una processione diretta ad Assisi per il Perdono del Venerdì Santo, portò una pioggia provvidenziale al termine della cerimonia, che salvò i raccolti di grano dell’anno. Da allora, la devozione per questo crocifisso si rinnova ogni cinque anni”.


















