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Un cantiere aperto contro la violenza di genere

A palazzo Trinci il convegno multidisciplinare promosso dal Lions Club di Foligno, sulla prevenzione del fenomeno e sulla tutela delle vittime. In campo esperti del mondo giuridico, giornalistico, sanitario e della Polizia di Stato con l’obiettivo di fare rete

Pubblicato il 23 Maggio 2026 17:27 - Modificato il 23 Maggio 2026 17:28

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Una ferita culturale, strutturale e radicata nei comportamenti quotidiani che impone la costruzione di una rete a sostegno delle vittime. Questo il fulcro del convegno “Passi di libertà. Violenza di genere: prevenzione e tutela. Un cantiere aperto”, organizzato dal Lions Club di Foligno, che si è tenuto nella mattinata di sabato 23 maggio, a palazzo Trinci. L’evento, che ha visto la collaborazione dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria e dell’Ordine degli avvocati di Spoleto, ha delineato una strategia multidisciplinare articolata in tre sessioni, intervallate dagli interludi musicali di Marco Pelliccioni al clarinetto e Daniele Ingiosi al bandoneon. I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali dell’assessore comunale alle Pari opportunità alla Parità di genere. “Bisogna partire dall’educazione dei giovani, che deve venire dalla famiglia e dalla scuola” ha dichiarato Elisabetta Ugolinelli, sottolineando il ruolo dell’amministrazione all’interno delle scuole per la sensibilizzazione delle nuove generazioni.

Il presidente dei Lions, Alberto Avoli, ha analizzato la metamorfosi del fenomeno: nato storicamente come violenza fisica, negli ultimi venti anni si è strutturato in forme economiche, psicologiche, sessuali e digitali, come lo stalking. Avoli si è, inoltre, soffermato sul principio della bidirezionalità. “Esistono casi di violenza contro gli uomini – ha detto -. C’è una diseguaglianza storica a carico delle donne, ma non può nascerne una nuova a carico degli uomini: la violenza è violenza. Va insegnata la cultura della tutela dei diritti e il rispetto delle regole, che non conosce genere”.

Sul piano della difesa penale, l’avvocato del Foro di Fermo e scrittrice, Annalisa Cutrona, ha rimarcato l’esigenza di professionisti formati ed empatici per accogliere il forte disagio della vittima, superando ogni pregiudizio. Cutrona ha evidenziato la sproporzione processuale tra l’indagato, che gode del diritto di difesa, e la vittima, che è parte offesa e testimone chiave, esposta al rischio di non essere creduta se incorre in incongruenze narrative.

Le forze dell’ordine hanno poi illustrato l’efficacia degli strumenti amministrativi. Adriano Felici, dirigente del commissariato di Foligno, ha approfondito l’istituto dell’ammonimento del questore, introdotto con il decreto legge 11/2009 per lo stalking e successivamente esteso al revenge porn. “Implica che il questore ammonisca oralmente il responsabile al fine di modificarne la condotta – ha spiegato -. È una procedura amministrativa che scatta quando il ciclo di violenza non ha ancora raggiunto picchi tali da richiedere una risposta penale. Ed è uno strumento – ha sottolineato – che negli anni ha abbatutto i casi di recidiva, evitando un’escalation di condotte persecutori e vessatorie”. Illustrate anche le conseguenze nei casi di recidiva: l’aumento della pena e la procedibilità d’ufficio. “Consente, inoltre – ha concluso -, ulteriori provvedimenti in caso di possesso di armi e munizioni; ma anche il recupero del soggetto attraverso il ricorso a strutture che possano aiutarlo ad uscire da situazioni di questo genere, come il Servizio dipendenze, visto che spesso c’è una correlazione tra dipendenze di vario genere e condotte violente e vessatorie”. Antonella Fuga Taglialunga, dirigente del commissariato di Spoleto, è invece entrata nel merito dell’ammonimento per violenza domestica, cui fa riferimento la legge 119/2013 (ampliato nel 2023), che può essere segnalato anche da terzi. La dirigente spoletina ha poi illustrato i dati territoriali, evidenziando un incremento delle azioni di contrasto: gli ammonimenti del questore verso soggetti maltrattanti, infatti, sono passati dai 27 del 2024 ai 76 del 2025.

Il convegno sulla violenza di genere del Lions Club

La seconda sessione ha esplorato i vettori del cambiamento culturale. Donatella Miliani, consigliera dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria, ha richiamato i media alla responsabilità deontologica: “Bisogna partire dal linguaggio. Domande come ‘perché è tornata?’ o ‘perché non ha denunciato?’ spostano la responsabilità sulla vittima. Il giornalismo fa prevenzione applicando il principio di essenzialità, evitando dettagli morbosi e stereotipi”. “Bisogna essere coscienti del fatto che le parole non sono solo parole – ha ribadito – e che la prevenzione inizia dal modo in cui ascoltiamo, scriviamo e raccontiamo”. 

Il mondo della scuola risponde con percorsi di consapevolezza. Daniela Cruciani, docente dell’Itt “Da Vinci”, ha evidenziato come gli adolescenti siano bombardati da messaggi violenti e non sempre sappiano scindere l’affetto dal controllo. La scuola contrasta questi fenomeni e i pericoli dei social network attraverso un codice interno contro il bullismo, uno sportello psicologico e un tavolo permanente.

Giulia Romano, pedagogista e operatrice antiviolenza, ha spiegato come gli stereotipi emotivi condizionino i generi fin dall’infanzia, educando le ragazze alla tolleranza e i ragazzi alla rabbia. Mentre Maurita Lombardi, presidente di Libera…mente donna, associazione che gestisce anche il Centro antiviolenza di Foligno, ha citato la direttiva europea 1385/2024 per una cornice normativa comune sulla prevenzione, ricordando che i Cav offrono percorsi gratuiti di valorizzazione della persona essenziali per far emergere il sommerso. 

Ad intervenire anche la presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria: “La violenza è una ferita culturale e quotidiana, che chiama in causa tutti e che riguarda tutti, impone l’impegno di tutti”. “Il titolo di questo convegno – ha commentato Sarah Bistocchi – dice tutto: pensavamo bastasse intervenire quando il fenomeno esplodeva, è importante invece prevenire, lavorando sull’educazione e sulla cultura. Educare al rispetto e all’affettività, nel riconoscimento dell’altro come persona libera. Come Regione stiamo lavorando al progetto ‘Vince l’amore’ che introduce l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Dobbiamo, poi, mettere le donne nelle condizioni di essere tutelate quando serve. È un percorso che non si compie da soli ma con una rete di soggetti: è un cantiere aperto, appunto, che ci dice che il lavoro non è finito ma è in costruzione”.

Il convegno sulla violenza di genere del Lions Club

L’ultima sessione ha esaminato la dimensione clinica. Massimo Santarelli dell’associazione Perseo, ha illustrato l’attività dell’équipe multidisciplinare che accoglie le vittime a 360 gradi, inclusi gli uomini, mentre il dottore Mauro Zampolini, vice presidente Lions, ha definito il “Percorso rosa” come lo strumento per “curare un corpo, accogliere una mente e ricostruire una storia”.

I dati del Pronto poccorso di Foligno, illustrati dal responsabile dell’Osservazione breve Roby Helou, certificano l’urgenza sanitaria: su 52.381 accessi totali si registrano 14 casi di codice rosa, di cui 10 consumati in ambito familiare. “Numeri – ha dichiarato – che sono importanti. La vera sfida – ha quindi sottolineato – è riuscire a intercettare il sommerso”. Tra gli elementi evidenziati anche il fatto che l’età media sia scesa sotto i 30 anni. Helou ha inoltre citato i dati Istat secondo cui una donna su tre ha dichiarato di aver subito violenza, per un totale di 6,4 milioni di vittime; mentre Save the Children sottolinea come il 30% degli adolescenti normalizza i comportamenti di controllo digitale.

Elisa Tugliani, psicologa e vice presidente di Libera…mente Donna, ha chiarito la distinzione clinica tra conflitto e violenza: se nel conflitto la relazione è simmetrica e aperta alla mediazione, nella violenza il rapporto è asimmetrico e genera nella vittima paura, vergogna e confusione, richiedendo come priorità assoluta la messa in sicurezza. In chiusura, Angelo Rella, responsabile del Csm di Foligno, ha precisato che la violenza ha radici culturali e che i disturbi psichiatrici non sono così frequenti. “Il rischio aumenta – ha detto – quando la violenza è ripetuta”. Secondo il dottor Rella, inoltre, la salute mentale dovrebbe occuparsi oltre che della cura anche della prevenzione, auspicando un rapporto sempre più stretto con gli altri attori in gioco, a cominciare dalla scuola e dai Cav.

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