Prima gli insulti, poi il tentativo di arrivare ad uno scontro fisico, infine la cartella clinica appallottolata e lanciata contro la dottoressa. Tutto per la mancata somministrazione di un farmaco alla donna che aveva accompagnato in ospedale. Sono stati momenti concitati, quelli vissuti nella giornata di martedì 13 ottobre al “San Giovanni Battista”, al termine dei quali un 40enne è stato denunciato per minacce a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio e resistenza a pubblico ufficiale.
Quanto accaduto al pronto soccorso della Struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia del “San Giovanni Battista”, arriva a pochi giorni di distanza da un altro episodio simile che aveva riguardato il pronto soccorso dell’ospedale di Città di Castello. Vittima, in quel caso, un infermiere. Due fatti di cronaca nel giro di una manciata di giorni che tornano ad accendere i riflettori su un fenomeno purtroppo sempre più diffuso, anche in Umbria, quello delle aggressioni ai sanitari. E che, nell’ultimo anno e mezzo, a Foligno ha registrato cinque diversi episodi, di cui il più grave nell’aprile 2025 quando un 24enne era stato arrestato in flagranza dalla polizia per violenza privata, danneggiamento, resistenza e violenza o minaccia a pubblico ufficiale, dopo aver minacciato due addette del Cup e preso a calci la porta d’ingresso dello sportello, per poi rivolgere altre minacce ad una dottoressa e barricarsi con lei nell’ufficio.
“Gli elementi predittivi sono sempre gli stessi” commenta il dottor Francesco Corea, segretario aziendale Cimo dell’Usl Umbria 2, parlando di lunghe attese, del fatto che il più delle volte avvengano in pronto soccorso, che spesso e volentieri abbiano come vittime delle donne, e che riguardano tematiche sanitarie che “in genere non trovano una facile risposta nelle reti di cura territoriali”. Tutti elementi che per il dottor Corea si vanno a sovrapporre a “problematiche di varia natura”, comprese quelle di “disagio socio-economico”.
Due, invece, gli elementi che hanno contribuito ad evitare che la situazione potesse degenerare. “Gli operatori sono stati bravi: hanno individuato la situazione di tensione, per cui la dottoressa non è stata lasciata sola ad affrontare la visita con un paziente complicato e un familiare particolarmente esigente – ha spiegato il dottor Corea -. Con lei, infatti, c’era un medico che si frapposto all’aggressore”. In più, la presenza all’interno del “San Giovanni Battista” del posto di polizia. “Avere il posto di polizia dentro l’ospedale abbatte le distanze – commenta l’esponente del Cimo -: facilita la raccolta di testimonianze e consente agli agenti di intervenire in flagranza di reato, come in quest’ultimo caso”.
Ma come si possono contrastare episodi come quello dello scorso martedì? “Dobbiamo cercare di potenziare le reti di cura territoriali – spiega a questo proposito Francesco Corea – in modo tale da far arrivare in pronto soccorso solo quelle situazioni che non possono trovare una soluzione altrove”. Un riferimento esplicito, dunque, alle varie case o ospedali di comunità come soluzione per ridurre la pressione sui pronto soccorso.
Promossa da parte del dottor Corea, poi, la decisione della Regione di costituirsi parte civile nei procedimenti contro le aggressioni dei sanitari, ma anche la gestione del “San Giovanni Battista” sul fronte della sicurezza. “Nei punti critici sono state installate porte che consentono l’accesso solo attraverso i codici numerici – prosegue -, in più l’ospedale dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 17, è presidiato dal personale della polizia. È difficile far di più – conclude – senza calpestare la privacy dei pazienti”.
Non è dello stesso avviso la Uil Fp Umbria che, invece, chiede il potenziamento della videosorveglianza. Esprimendo “ferma condanna all’ennesima aggressione al personale sanitario” e sottolineando come alcuni passi in avanti siano già stati fatti, come la guardia giurata h24, il sindacato chiede una postazione di vigilanza fissa al pronto soccorso, oltre come detto l’implementazione del sistema di telecamere, “arma e strumento di deterrenza fondamentale – dicono – per gesti di violenza fisica e verbale”, senza dimenticate il ruolo delle forze dell’ordine, “che fanno sentire frequentemente la loro presenza e permettono agli operatori di svolgere al meglio il proprio lavoro”. “Sappiamo che il tema della sicurezza degli operatori sanitari è al centro delle priorità dell’azienda sanitaria e della Regione, con protocolli e nuove normative. Chiediamo – concludono – che questi sforzi siano costanti e che non si abbassi mai la guardia di fronte ad una piaga inaccettabile”.


















