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Firema, dopo il referendum l’azienda passa alla Titagarh

Pubblicato il 9 Luglio 2015 16:46 - Modificato il 5 Settembre 2023 23:38

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È ufficiale: la Firema passa in mano alla cordata capeggiata dalla multinazionale indiana Titagarh cui partecipa anche la società partenopea Adler. La newco, quindi, rileva il 100 per cento della società specializzata nel settore meccanico-ferroviario, dopo che i lavoratori degli stabilimenti di Spello, Caserta, Milano e Tito (Potenza) hanno dato l’ok all’ipotesi di accordo siglata venerdì 3 luglio al Ministero dello Sviluppo Economico. Nei giorni scorsi infatti, 463 lavoratori – su 520 in organico – hanno votato il referendum, esprimendosi per il “sì” in 328 e per il “no” in 125, con 10 schede tra nulle e bianche. In particolare, a Spello i voti favorevoli all’intesa firmata dai sindacati sono stati ben 23 su 25 e un solo contrario. Nello stabilimento di Caserta invece, che è quello con il maggior numero di dipendenti, in 272 si sono espressi a favore e in 105 si sono pronunciati contro. Mentre a Tito i “sì” sono stati 63 e i “no” 9. Infine a Milano in 33 hanno condiviso la proposta relativa alla newco e in 11 hanno deciso di bocciarla. La Firema, tuttavia, contava circa 520 addetti, dei quali 360 dovrebbero essere assunti dalla nuova società. Per i restanti 180, invece, il futuro sembra essere più incerto. Per un’ottantina infatti la Titagarh Firema Adler–Tfa, questo il nome dell’azienda, si è impegnata a procedere, dopo due mesi dalla firma, con contratti a tempo determinato, mentre per gli altri 80, a questo punto, si ricorrerà o alla cassa integrazione o alla mobilità o ai pensionamenti. E se con la vendita il fallimento è stato evitato, la strada da percorrere, però, è ancora in salita. “Abbiamo scongiurato il fallimento – dichiara Adolfo Pierotti, segretario regionale della Fim-Cisl dell’Umbria – ma ora la situazione va seguita con grande attenzione, perché l’azienda è tutta da ricostruire dato mancano le commesse. Il primo obiettivo comunque è stato raggiunto – continua -, visto che l’eventuale fallimento sarebbe stato una iattura, ma adesso abbiamo davanti una partita che deve essere ancora tutta giocata. Sull’occupazione qualche pietra probabilmente l’abbiamo salvata – conclude Pierotti – ma l’azienda, ad oggi, è tutta da costruire”.

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