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Teverone e Timia ancora ricettacolo di sostanze inquinanti

Pubblicato il 11 Agosto 2015 08:02 - Modificato il 5 Settembre 2023 23:21

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Acqua nera, putrida e dall’odore pungente. E ancora pesci morti. È così che i membri del Comitato per la difesa dell’acqua e dell’aria di Bevagna dipingono il quadro che si sono ritrovati davanti, lunedì mattina, osservando il Teverone ed il Timia. “Quello che fa più rabbia – spiegano – è la precisione chirurgica e maniacale di questi sversamenti, e soprattutto la scelta del momento migliore, il tardo pomeriggio e il preserale, meglio se a cavallo dei giorni festivi, quando tutti gli enti di controllo sono inattivi, i cittadini sonnecchiano e allora si possono aprire le saracinesche o le valvole di intercettazioni di vasche di decantazione, di stoccaggio di reflui zootecnici o lo stivaggio di sostanze chimiche pericolosissime”. Una denuncia condita con dell’ironia quando dal comitato sottolineano come potrebbe essere una bella idea se quelli che vengono definiti “disseminatori di morte” si mettessero d’accordo per “calendarizzare gli sversamenti” magari con un “bel tavolo di concertazione”. “È una vergogna senza limiti – denunciano, mettendo da parte l’ironia – a cui nessuno dà risposte”. E l’attacco più forte lo sferrano contro la classe politica. “Gli amministratori della Valle umbra, che dovrebbero tutelare il bene pubblico – dichiarano – si trincerano dietro la pressione sociale e i problemi di bilancio, mascherando con ciò inettitudine, mediocrità amministrativa e assoluta negligenza nel porre questo problema tra le priorità. Prioritario per loro – lamentano – è fare feste patronali e sagre, perchè è lì che si prendono i voti, mica difendendo il fiume”. Una mancanza d’attenzione, compensata solo dall’interesse nutrito da chi, lungo le sponde dei fiumi, vi abita. “È ora che la politica, i partiti e le amministrazioni di tutti i livelli – rilanciano dal comitato – trovino soluzioni immediate, senza inutili discussioni e senza perdere tempo. È ora che quelli che hanno svenduto il nostro territorio e i nostri fiumi – concludono – facciano un esame di coscienza e trovino il coraggio di cambiare le cose”. Dal comitato bevanate si dicono quindi pronti ad integrare, con le ultime rilevazioni, la denuncia già depositata all’attenzione della magistratura competente. A quel punto le risposte dovranno arrivare e “quelli che si sono rifiutati di rispondere alle nostre convocazioni e alle nostre sollecitazioni risponderanno agli inquirenti”.  

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