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A Bevagna una filiera della nocciola per rilanciare l’economia

Pubblicato il 11 Dicembre 2015 17:35 - Modificato il 5 Settembre 2023 22:11

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Bevagna punta sulla nocciola. Chiusi i battenti della quarta edizione della festa dedicata a questo prezioso frutto della terra bevanate, infatti, si pensa ora al futuro. Uno spunto in questo senso è arrivato dall’incontro pubblico che si è tenuto proprio in occasione della quattro giorni dedicata alla nocciola. Al centro dei lavori il piano di sviluppo rurale dell’Umbria 2014-2021, su cui si sono confrontati produttori ed esperti e tecnici del settore. Ad emergere è stata la volontà di sostenere ed incrementare i noccioleti nel territorio bevanate, come spiegato dall’assessore comunale alle Politiche agricole, Francesco Cacciamani. “È un ragionamento che si rivolge in prima battuta ai produttori, con l’amministrazione che vuole avvallare questo percorso, agevolandolo. C’è uno strumento – ha proseguito Francesco Cacciamani – che è quello del Psr, in discussione già da qualche anno e che prevede delle prospettive di sviluppo per la frutta in guscio; in più la Regione Umbria, in virtù dell’interesse che ruota attorno a queste piantagioni, sta pensando di dedicargli un settore specifico”. Oltre a sostenere produzioni già avviate, l’idea è quella di promuovere star-up che vedano in prima fila i giovani o le donne, forti della richiesta che arriva dal mercato. “L’industria – ha sottolineato al riguardo l’assessore Cacciamani – ha bisogno di questo prodotto, perché la richiesta di nocciole è andata aumentando sempre più, per cui non riesce a sopperire con la tradizionale produzione. Ecco perché – ha ribadito – si sta stimolando l’attenzione dei vari territori italiani. Per quanto riguarda l’Umbria, è vero che la produzione è minima, ma è altrettanto vero che qualità e rendimento sono alti, per cui non vogliamo perdere l’occasione di creare una vera e propria filiera”. Tra i progetti in cantiere anche la sottoscrizione di un protocollo con l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare. “Sulla scorta di quanto fatto da altre Regioni, anche l’Umbria – ha detto Francesco Cacciamani – sta pensando di redigere un accordo con l’Ismea, affinché venga rispettata tutta la catena sia per quanto riguarda la parte finanziaria, ma anche per ciò che concerne l’approvvigionamento delle piantine. Piante che vanno certificate – ha concluso – perchè sul prodotto finale ci sia quella tracciabilità che si ha dall’avvio dei vari processi produttivi fino alla loro conclusione”.  

Maria Tripepi
Maria Tripepi
Giornalista professionista - Direttore di Radio Gente Umbra e della Gazzetta di Foligno

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