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Foligno, Filipponi: “Cinquantamila euro per modificare il marchio Vus? Incapacità gestionale”

Pubblicato il 21 Aprile 2016 11:31 - Modificato il 5 Settembre 2023 20:42

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La cifra si aggira, secondo le stime, tra i 50mila e i 70mila euro. Tanto verrebbe a costare la scelta dei vertici Vus di modificare il marchio della società capogruppo, per differenziarla da VusCom. Una decisione presa sulla base delle disposizioni della normativa sull’unbundling, che impone la distinzione di marchio tra società appartenenti allo stesso gruppo, ma che per la consigliera comunale folignate, Stefania Filipponi, è sintomo di incapacità gestionale. Per l’esponente di Impegno civile la modifica, di fatto già deliberata, comporterà non solo le spese di progettazione del nuovo marchio ma anche il cambio degli adesivi sui 250 mezzi aziendali, sui cassonetti stradali, sulle targhette e i cartelli identificativi degli impianti della rete idrica e sui domini dei dipendenti. Oltre agli oneri conseguenti alle variazioni dell’acronimo già registrato dalle varie autorità di vigilanza. Il tutto, come detto, per un costo che oscillerebbe tra i 50 e i 70mila euro. Diverso, sarebbe per Stefania Filipponi, se ad esser modificato fosse il marchio di VusCom, che – sottolinea – conta di 10 dipendenti, due soli mezzi aziendali e non ha impianti o attrezzature specifiche. Insomma, per la capogruppo in consiglio comunale la strategia adottata da Vus dimostrerebbe solo l’incapacità gestionale dei suoi vertici “che – denuncia – sembrano disinteressarsi della crisi che colpisce famiglie ed imprese e fa ricadere sugli utenti spese del tutto inutili”. E sempre a proposito di costi “sembrerebbe che nei giorni scorsi – come riportato nella nota a firma di Stefania Filipponi – sia stata notificata dall’Agenzia delle dogane una sanzione di circa 200mila euro per il ritardato pagamento, riferito al 2013 e agli precedenti, delle accise su gas da versare alla fine di ogni anno”. Ed è qui che la consigliera folignate chiama in causa il presidente Vus, chiedendo chiarimenti in proposito ed auspicando che, se così fosse, l’addebito ricada sui responsabili e non sui cittadini.  

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