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Profughi a Casenove, protestano i residenti e intervengono i carabinieri

Pubblicato il 20 Luglio 2016 14:53 - Modificato il 5 Settembre 2023 19:46

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E’ servito anche l’intervento dei carabinieri per sedare gli animi di alcuni residenti di Casenove. Nella piccola frazione montana di Foligno, da lunedì sono stati trasferiti 29 profughi, in un primo momento indirizzati dal Comune nelle casette di legno di Capodacqua. Lo spostamento a Casenove non è stato poi così “indolore”, visto che nelle ore successive al loro arrivo sono partite le prime proteste. C’è chi è addirittura passato all’azione, chiamando il 112. La motivazione è legata al troppo baccano fatto dai giovani profughi, che si sono messi a giocare a pallone disturbando la quiete con qualche tiro di troppo contro le casette di legno. La situazione è tornata alla normalità quando ad intervenire è stato anche un mediatore culturale che ha spiegato loro le norme comportamentali. All’interno delle casette di legno di Casenove infatti ci abitano molte persone anziane e malate. “Siamo accoglienti con tutti e gli stranieri oramai residenti nella nostra frazione ne sono a testimonianza – spiega Lorena Ronconi, residente a Casenove e portavoce della popolazione – ma c’è comunque da dire che tra la nostra frazione e quella di Serrone ci sono circa 40 profughi, ovvero più di noi che ci abitiamo”. Insomma, per i residenti di quelle zone, il numero degli ospiti è squilibrato rispetto a quello dei residenti. “Ringraziamo il sindaco di Foligno, questa è la tanto decantata riqualificazione della montagna – prosegue Lorena Ronconi –. Siamo preoccupati, perché i profughi non vengono seguiti da nessuno e non parlano nemmeno l’italiano. Cosa succederebbe se uno di loro si dovesse sentire male? – si domanda – ci sono persone anziane che hanno paura e giovani mamme con le loro bambine che non vogliono più uscire di casa”. Insomma, il territorio deve fare i conti con dei veri e propri problemi di “assestamento” tra le persone ospitate e chi in quei luoghi ci è nato e cresciuto. Nella mattinata di mercoledì, girando per alcune di queste frazioni, la situazione sembra comunque essere tranquilla. Per il Comune di Foligno poi c’è però una grana in più, sollevata negli scorsi giorni dalla consigliera di opposizione Stefania Filipponi. La prefettura avrebbe infatti intimato l’amministrazione comunale a ripristinare i sistemi antincendio e gli impianti elettrici delle casette di legno dislocate nelle varie zone di montagna. Intanto Casa Pound mercoledì sera incontrerà i residenti di Capodacqua e si discuterà sul tema “Immigrazione, costi e prospettive”. Anche il sindaco Mismetti ha ricevuto in Comune i rappresentanti della comunità di Capodacqua. Presente all’incontro anche l’assessore alle politiche sociali, Maura Franquillo. “E’ stata riconfermata la volontà dell’amministrazione – fanno sapere dal Comune – di dislocare in altre zone del territorio i profughi per evitare la loro concentrazione in uno stesso posto”. “E’ stata ribadita la disponibilità all’accoglienza da parte della comunità di Capodacqua – ha detto Mismetti – sempre nel rispetto dei residenti e dell’equilibrio necessario per non trasformare la frazione in una sorta di ghetto. Nei prossimi giorni si svolgeranno iniziative per spiegare la situazione alla popolazione. Complessivamente nel territorio di Foligno, in seguito alle diverse emergenze, sono ospitati circa 180 profughi (nel centro storico, nell’immediata periferia, a Belfiore, Capodacqua e Casenove).

Fabio Luccioli
Fabio Luccioli
Direttore di Radio Gente Umbra e Gazzetta di Foligno

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